
Nel Movimento 5 Stelle si parla sempre più apertamente di un’anticipazione della campagna per le Politiche. Una prospettiva tutt’altro che sorprendente, se si osserva la fitta sequenza di iniziative territoriali programmate nelle prossime settimane, che intrecciano tre livelli di mobilitazione: il No al referendum, la campagna contro il riarmo e un lavoro di radicamento soprattutto nel Nord, storicamente più ostico per i Cinque Stelle.
Il messaggio è esplicito e guarda al passato: lo slogan referendario “Vota No al referendum salva-casta” richiama una stagione identitaria che il Movimento sembra voler recuperare. Non solo sul piano comunicativo, ma anche sul metodo: appuntamenti diffusi, format da 60 minuti per spiegare nel dettaglio la posta in gioco del voto di marzo, protagonisti riconoscibili e una forte attivazione della base.
In prima linea ci saranno Roberto Scarpinato figure simboliche sui temi della legalità e della giustizia. Accanto a loro, una presenza capillare di eletti in incontri promossi da associazioni, università ed enti locali.
A supporto della campagna sono previsti anche webinar formativi: il primo è in programma nei prossimi giorni con Valentina D’Orso in un ruolo di preparazione e accompagnamento agli eventi territoriali.
Il momento politicamente più significativo è atteso il 25 febbraio a Palermo, in un confronto pubblico organizzato dalla Fondazione Lauro Chiazzese. Sul palco, sostenitori del Sì e del No: tra gli altri Maurizio Lupi a favore della riforma, mentre per il No dovrebbero intervenire Giuseppe Provenzano
Ma il vero evento clou potrebbe essere il confronto diretto tra Giuseppe Conte un duello politico destinato a catalizzare l’attenzione mediatica nazionale.
Parallelamente, il Movimento punta molto sulla mobilitazione dal basso. Il materiale informativo per la campagna referendaria è in stampa e verrà distribuito da attivisti ed eletti attraverso banchetti e iniziative locali. Le prove generali si sono già viste in Emilia-Romagna, con una presenza diffusa contro quella che i Cinque Stelle definiscono la “manovra di guerra”, ossia l’aumento delle risorse destinate al riarmo.
Non a caso il focus resta il Nord. Dopo il debutto a Milano, il mini-tour contro il riarmo proseguirà a Trieste, Genova, Torino e Venezia, con la partecipazione dei capigruppo parlamentari Stefano Patuanelli , insieme a parlamentari ed eletti locali.
L’obiettivo dichiarato è risalire nei sondaggi e riavvicinarsi a una soglia del 15%, intercettando una parte dell’astensionismo e recuperando consenso anche fuori dal tradizionale bacino elettorale. Una strategia che passa anche dal rilancio del tema della sicurezza.
La consapevolezza, ormai esplicita anche all’interno del Movimento, è che nella fase finale la campagna referendaria diventerà inevitabilmente politica. In altri termini, il referendum finirà per trasformarsi anche in un giudizio sull’operato del governo guidato da Giorgia Meloni . Una scelta rischiosa, ma coerente con il tentativo dei Cinque Stelle di ritrovare centralità e riconoscibilità nello scenario politico nazionale.
