Il caso Spotorno ha aperto un dibattito che ormai coinvolge tutta la costa savonese – e, di riflesso, l’intera Liguria. Da Varazze ad Andora la domanda rimbalza tra amministratori, operatori turistici e cittadini: e se anche il nostro Comune decidesse di rivedere il PUD e ridurre gli stabilimenti balneari? E soprattutto: cosa succederà al turismo quando scatterà davvero l’obbligo regionale del 40% di spiagge libere?

Il tema delle spiagge libere e delle concessioni è da sempre uno dei più sensibili del dibattito pubblico, ma oggi è diventato rovente perché le imminenti gare imposte dall’Europa hanno spinto un sindaco, quello di Spotorno, a compiere un passo che fino a poche settimane fa sembrava impensabile: cambiare lo status quo del frontemare e ipotizzare la cancellazione di nove bagni marini per riportare il Comune dentro i parametri di legge.

Una scelta che ha destabilizzato la politica locale e il mondo balneare. Il sindaco Mattia Fiorini si difende richiamando la normativa regionale: Spotorno è infatti tra i Comuni più in difficoltà nel rapporto tra spiagge libere e tratti di litorale in concessione.

La vera fotografia del litorale savonese

Il punto centrale del dibattito è comprendere quale sia oggi la reale fotografia del frontemare ligure. Ovvero: quali Comuni sono già vicini alla soglia del 40% di spiagge libere e quali, invece, ne sono molto lontani.

I dati sono chiari. Su 19 Comuni costieri della provincia di Savona, solo quattro soddisfano già oggi la quota prevista dalla legge regionale: Bergeggi (48,71%), Albenga (42,93%), Savona (41,04%) e Vado Ligure (40,06%). Finale Ligure sfiora l’obiettivo fermandosi al 39,10%.

All’estremo opposto si collocano Loano (13,09%), Borghetto Santo Spirito (14,37%), Celle Ligure (15,29%) e la stessa Spotorno (16,42%), mentre tutti gli altri Comuni si collocano in una fascia intermedia, più o meno distante dal traguardo.

42 chilometri di costa, meno di 10 liberi

Tradotti in metri lineari, i numeri rendono il quadro ancora più esplicito. I 19 Comuni savonesi che affacciano sul mare coprono complessivamente 42,6 chilometri di costa. Di questi, oggi, meno di 10 chilometri sono occupati da spiagge libere, circa 3 chilometri da spiagge libere attrezzate, mentre quasi 30 chilometri risultano affidati a stabilimenti balneari.

L’obiettivo della legge regionale è riequilibrare questo rapporto, restituendo una parte di litorale all’uso libero. Il nodo politico è tutto nel come e nel quando. Spotorno ha scelto la strada dell’intervento immediato attraverso un nuovo PUD; il centrodestra regionale invita invece a non avere fretta. Nel mezzo, si accende una discussione che coinvolge l’intera Liguria.

Un tema che riguarda tutta la Liguria

Il dato politico è evidente: Spotorno non è un’eccezione, ma un’anticipazione di ciò che prima o poi toccherà a tutti i Comuni costieri. Continuare a considerare il 40% un problema “degli altri” significa rinviare uno scontro inevitabile.

La vera sfida sarà costruire una strategia regionale capace di tenere insieme diritto di accesso al mare, sostenibilità ambientale ed equilibrio economico, evitando decisioni isolate e conflitti frontali che rischiano di lasciare sul campo solo tensioni e incertezze.