
Sindaci liguri e piemontesi provano a ricompattarsi contro il termovalorizzatore: tra divisioni e strategie diverse emerge un dato nuovo, la possibilità concreta di un fronte unitario della Val Bormida. Ora la sfida è una sola: restare uniti.
La partita sul termovalorizzatore in Val Bormida entra in una fase nuova. E, per certi versi, inattesa.
Dopo settimane di divisioni e tensioni politiche, i sindaci del territorio – liguri e piemontesi – stanno provando a ricompattarsi attorno a un documento condiviso. Un passaggio tutt’altro che scontato, che potrebbe segnare un cambio di passo nella battaglia contro l’impianto.
Un fronte che prova a ricostruirsi
L’incontro promosso dal sindaco di Cairo Montenotte, Paolo Lambertini, ha riportato attorno allo stesso tavolo amministratori di schieramenti diversi.
Non è ancora unità piena, ma è un segnale politico importante: la consapevolezza che questa partita si gioca insieme, oppure si perde.
Restano divergenze. Da un lato chi chiede un documento politico netto, un “No” senza ambiguità. Dall’altro chi ritiene necessario rafforzarlo con motivazioni tecniche, per renderlo più solido e inattaccabile.
Il nodo politico: un “No” semplice o una posizione anche tecnica?
Il confronto tra i sindaci fotografa bene il momento: c’è chi vuole entrare nel merito del dimensionamento dell’impianto, dei criteri utilizzati per individuare le aree idonee e delle garanzie ambientali; e c’è chi teme che aprire il fronte tecnico possa indebolire il messaggio politico.
Ma su un punto la convergenza appare sempre più chiara: serve una posizione unitaria forte.
La Val Bormida non può permettersi documenti ambigui, distinguo tattici o spiragli interpretativi. Se il territorio vuole essere ascoltato, deve parlare con una voce sola.
La spinta dal basso: cittadini, assemblee e coordinamento
Se la politica fatica ancora a trovare una sintesi definitiva, il territorio invece si sta muovendo con grande determinazione.
L’assemblea di Monesiglio lo ha dimostrato chiaramente: partecipazione altissima, cittadini anche fuori dalla sala, amministratori presenti e una mobilitazione che ormai supera i confini regionali.
Non solo protesta, ma organizzazione concreta: petizione al Parlamento europeo, gruppo di lavoro tecnico-legale e nuove assemblee pubbliche nei comuni interessati.
È il segnale che il Coordinamento No Inceneritore Valle Bormida Ligure e Piemontese sta trasformando la contrarietà in una battaglia strutturata, capillare e permanente.
Una valle, due regioni, un solo destino
Il dato politico più importante è forse proprio questo: sta emergendo con forza l’idea di un fronte comune tra il versante ligure e quello piemontese della Val Bormida.
Sarebbe un passaggio fondamentale. Perché l’impatto di un impianto del genere non si ferma ai confini amministrativi. Aria, territorio, agricoltura, turismo, salute e qualità della vita riguardano l’intera valle.
La Val Bormida ha già pagato troppo in termini ambientali. Pensare oggi di scaricare su questo territorio una nuova infrastruttura impattante significherebbe riproporre una logica vecchia: usare le aree interne come luoghi dove collocare ciò che altrove non si vuole.
Ora serve coraggio
Quello che sta accadendo può diventare un punto di svolta.
Se i sindaci riusciranno davvero a unirsi, senza ambiguità e senza divisioni politiche, il peso del territorio cambierà radicalmente.
Se invece prevarranno tatticismi, distinguo e calcoli di parte, il rischio sarà quello di lasciare spazio a decisioni calate dall’alto.
La battaglia contro il termovalorizzatore si può vincere solo con un territorio compatto: sindaci, cittadini, associazioni, comitati, amministratori liguri e piemontesi.
Una valle unita può diventare l’ostacolo più forte contro chi vorrebbe trasformarla nel polo dei rifiuti della Liguria.
La Val Bormida non è una terra di servizio. È una comunità viva, ferita ma determinata, che oggi chiede rispetto, tutela e futuro.
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