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Liste d’attesa: una data sul calendario non basta se la cura arriva troppo tardi o troppo lontano da casa.

Tra appuntamenti lontani e prestazioni disponibili rapidamente a pagamento, cresce il rischio di rinunciare alle cure. Anche nel Savonese servono risposte concrete e dati trasparenti.

«Con il Servizio sanitario nazionale il primo posto è tra molti mesi. A pagamento, invece, c’è disponibilità». È una risposta che mette le persone davanti a una scelta ingiusta: spendere soldi che forse non hanno, aspettare oppure rinunciare. Nel frattempo, un disturbo può peggiorare e una diagnosi può arrivare più tardi.

Un’inchiesta della Stampa, condotta chiedendo appuntamenti per esami senologici e una visita cardiologica ai CUP di diverse regioni, racconta quanto l’accesso possa cambiare da un territorio all’altro. In Piemonte sono state proposte date nel 2027 e nel 2028. Nelle Marche non è stata trovata disponibilità attraverso il Servizio sanitario nazionale, mentre a pagamento sono stati indicati appuntamenti molto più vicini. In Lombardia, invece, sono state proposte date rapide nel servizio pubblico. Sono richieste specifiche, non una graduatoria dei tempi medi regionali. Ma il divario tra le risposte ricevute è difficile da ignorare.

I numeri migliorano. E i pazienti?

Nel primo semestre del 2026 è aumentata la quota di prime disponibilità offerte entro i tempi previsti. Restano però circa 2,8 milioni di prenotazioni oltre soglia, secondo i dati della piattaforma nazionale riportati negli articoli allegati.

C’è una distinzione decisiva: la piattaforma registra gli appuntamenti proposti, non dimostra da sola che visite ed esami siano stati effettivamente eseguiti nei tempi. E chi non riesce a prenotare, paga di tasca propria o rinuncia rischia di sparire dalla fotografia delle liste d’attesa.

L’Istat ha rilevato che nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami specialistici di cui avevano bisogno. Tra le ragioni figurano le lunghe attese, le difficoltà economiche e la scomodità nel raggiungere le strutture.

Anche nel Savonese conta dove si trova quel «primo posto»

Per chi vive a Savona, ad Albisola o in Val Bormida, ricevere una data è solo una parte della risposta. Bisogna poter raggiungere la struttura, magari più volte, sostenendo spese e chiedendo aiuto a un familiare. Per una persona anziana o fragile, anche la distanza può diventare un ostacolo alle cure.

L’ASL 2 prevede un servizio di presa in carico per le richieste con priorità B, D e P che non trovano risposta allo sportello CUP, attraverso il numero verde 800 183 422. È importante far conoscere questo percorso. È altrettanto importante sapere quante richieste riesca a risolvere, in quali tempi e in quali sedi.

Regione e azienda sanitaria rendano pubblici dati comprensibili per il territorio savonese: tempi per singola prestazione, appuntamenti effettivamente svolti, richieste rimaste senza prenotazione e sedi proposte ai pazienti. Accanto alla trasparenza servono personale e servizi capaci di rispondere alla domanda. Nessuna schermata del CUP può sostituire un medico, un tecnico sanitario o un appuntamento realmente disponibile.

La sanità pubblica si misura quando una persona ha bisogno di curarsi. Se chi può paga e chi non può aspetta o rinuncia, il diritto alla salute per tutti rischia di diventare un’utopia.

Hai vissuto un’esperienza con le liste d’attesa nel Savonese? Per inviare una testimonianza o un contributo, scrivi a info-press@infoloreleca.com.