2 visite

Copertina sulle liste d’attesa: apparecchiatura per risonanza magnetica e titolo Un esame lontano, il conto a casa.
Da Savona a Bordighera per un esame: il Comitato San Paolo richiama l’attenzione sui costi degli spostamenti sanitari. Elaborazione grafica dalla foto fornita.

Il Comitato Civico Ospedale San Paolo – Articolo 32 stima 67 euro di spese per una trasferta in auto. Aggiungendo il valore del tempo, il costo sale a 112–127 euro, oltre al ticket. È il prezzo nascosto di una sanità che allontana le prestazioni dalle persone.

Un appuntamento disponibile, ma a Bordighera. Per un paziente del Savonese alle prese con le liste d’attesa, ottenere un esame può significare organizzare una trasferta, trovare qualcuno che lo accompagni e mettere mano al portafoglio. Il ticket, quando dovuto, è soltanto una parte del conto.

A richiamare l’attenzione su questo problema è il Comitato Civico Ospedale San Paolo – Articolo 32, che ha elaborato una simulazione dei costi di un viaggio in automobile da Savona a Bordighera e ritorno.

Secondo i calcoli riportati dal Comitato, le spese ammontano a circa 67 euro: 27 per il pedaggio autostradale, 28 per il carburante e 12 per ristoro e generi di conforto. Sono stime riferite al viaggio ipotizzato, non una tariffa uguale per tutti: consumi, percorso e spese personali possono variare.

Il Comitato considera inoltre circa tre ore di viaggio complessive, alle quali aggiungere attesa ed esecuzione dell’esame. Attribuendo un valore economico al tempo impiegato, la valutazione sale a 112–127 euro. Questa seconda cifra comprende dunque anche un costo indiretto: non equivale interamente a denaro speso. Restano fuori le eventuali ore di lavoro perse.

Un appuntamento disponibile non basta

Il problema diventa ancora più concreto per chi non guida, non possiede un’auto, ha difficoltà motorie o deve farsi accompagnare. In questi casi la prestazione sanitaria coinvolge anche l’organizzazione e il tempo di un familiare.

Una disponibilità registrata dal sistema di prenotazione, da sola, non racconta quindi se quella prestazione sia davvero accessibile. Per una persona autonoma il viaggio può essere un disagio affrontabile; per un anziano solo può diventare un ostacolo decisivo.

Ridurre le liste d’attesa è necessario. Ma il risultato va misurato anche chiedendo dove viene offerto l’esame e a quali condizioni il paziente può raggiungerlo.

La “razionalizzazione” presenta il conto

Qui emerge il nodo politico. Quando una riorganizzazione sanitaria viene presentata come un risparmio, occorre chiarire chi ne sostiene i costi complessivi. Una spesa che scompare dal bilancio di un servizio può riapparire nel bilancio di una famiglia, sotto forma di carburante, pedaggi, permessi e assistenza.

Le cosiddette razionalizzazioni, insomma, non avvengono gratis. Il servizio sanitario viene finanziato attraverso risorse pubbliche proprio per rendere accessibili le cure: se raggiungerle richiede ulteriori sacrifici economici e organizzativi, una parte del costo viene trasferita sulle persone.

Il rischio è che, tra un’attesa troppo lunga e una trasferta difficile, chi può permetterselo scelga il privato vicino a casa. Chi dispone di meno risorse resta invece davanti alle alternative più gravose, fino al rischio di rinviare l’accertamento.

Alla Regione e ai responsabili della programmazione sanitaria serve dunque chiedere risposte verificabili: capacità diagnostica sul territorio, personale, utilizzo delle apparecchiature e soluzioni per chi non può spostarsi.

Il Comitato riassume la questione con parole chiare: «La salute è un diritto, non una corsa a ostacoli».

L’efficienza della sanità pubblica va misurata anche dal costo che evita di scaricare sui cittadini. Altrimenti la razionalizzazione rischia di essere soltanto il trasferimento del conto.

Hai una testimonianza o un contributo su questo tema? Scrivi a info-press@infoloreleca.com.