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Matteo Renzi e la petizione di Italia Viva contro il reddito di cittadinanza

Renzi cambia posizione, la petizione resta segnalata online: quali basi politiche per l’alleanza progressista?

C’è una certa ironia nel vedere il centrosinistra impegnato a costruire il programma della futura coalizione mentre sul sito di Italia Viva, secondo una recente notizia, risulta ancora accessibile una petizione contro il reddito di cittadinanza, una delle misure più rappresentative del Movimento 5 Stelle.

L’appello si intitola «Per un referendum contro il reddito di cittadinanza». Nel frattempo il partito di Matteo Renzi sembra aver scoperto una nuova disponibilità al dialogo con Giuseppe Conte proprio sulla misura che per anni aveva combattuto. La politica è fatta anche di compromessi, ma tra il compromesso e la cancellazione della memoria politica dovrebbe esserci una differenza.

Dalla battaglia contro il reddito di cittadinanza alla disponibilità a discuterne

Per anni Italia Viva ha rappresentato il reddito di cittadinanza come un incentivo all’assistenzialismo. Nella petizione si arriva a definire «insopportabile» l’idea di un sostegno economico che, secondo i promotori, consentirebbe di sottrarsi alla fatica dell’impegno. Una visione molto distante dalla concezione della protezione sociale sostenuta dal Movimento 5 Stelle.

Oggi invece Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato, si è detta disponibile a discutere una proposta di sostegno al reddito, prevedendo correttivi per evitare abusi e malfunzionamenti. Cambiare idea è legittimo. Sarebbe però utile spiegare perché ciò che ieri veniva demonizzato oggi possa diventare materia di un accordo di governo.

Il campo largo non può essere soltanto una somma di sigle

La petizione è il sintomo di una questione più profonda. Un’alternativa credibile al governo Meloni non può nascere soltanto dalla necessità di mettere insieme abbastanza voti per vincere. Servono idee comuni, obiettivi riconoscibili e coerenza.

Il Movimento 5 Stelle ha fatto della lotta alla povertà, della difesa della sanità pubblica e della giustizia sociale alcune delle proprie battaglie fondamentali. Su questi temi non può bastare un generico accordo elettorale. Allargare una coalizione non significa automaticamente aumentare i consensi: annacquare le proposte rischia di allontanare proprio gli elettori che in esse si riconoscono.

Dal Mes al sindaco d’Italia: quante anime può avere una coalizione?

La notizia segnala sul sito di Italia Viva anche altre petizioni, tra cui quella a favore del Mes sanitario e quella per il cosiddetto «sindaco d’Italia». Sono proposte che rimandano a differenze politiche sostanziali, non a dettagli da sistemare in una riunione tra segretari.

Una coalizione può contenere sensibilità differenti, ma deve chiarire quali posizioni intende sostenere e quali ogni alleato è disposto a superare. Altrimenti il programma rischia di diventare un esercizio di equilibrismo: abbastanza generico da non scontentare nessuno e abbastanza vuoto da non convincere gli elettori.

Prima i programmi, poi le alleanze

La necessità di costruire un’alternativa alla destra è evidente. Ma sarebbe un errore pensare che qualsiasi alleanza sia utile soltanto perché si presenta contro Giorgia Meloni. Gli elettori non sono numeri da sommare in un foglio Excel: hanno memoria, convinzioni e aspettative.

La petizione contro il reddito di cittadinanza potrebbe essere il residuo di una stagione politica superata. Se è così, Italia Viva dovrebbe dirlo e spiegare che cosa è cambiato. La credibilità di un’alleanza non si misura dal numero di partiti seduti intorno a un tavolo, ma dalla capacità di mantenere gli impegni presi con i cittadini.

E se oggi Italia Viva è pronta a discutere ciò che ieri voleva abolire, la domanda resta: ha cambiato davvero idea o ha soltanto cambiato convenienza elettorale? Il campo progressista farebbe bene a chiarirlo prima delle elezioni. Dopo potrebbe essere troppo tardi.