il picconatore Conte

Antonio Bravetti
Roma
Tra il dire e il fare c’è di mezzo Giuseppe Conte. Il campo largo? Impossibile con Renzi. Il Movimento 5 stelle? «Non resto se c’è un soggetto “sopraelevato”». Conte ne ha per tutti, o quasi. Le tensioni con Beppe Grillo si riverberano anche sui rapporti con gli alleati del centrosinistra: dovranno fare i conti con lui, che non ha voglia di cedere il passo a nessuno. Non al fondatore del M5S e nemmeno a Matteo Renzi, tornato a fare capolino nel centrosinistra. Per l’avvocato pugliese l’ex premier è «un affarista», per di più «inaffidabile»: alleati non si può fare. Il leader di Italia Viva gli risponde dicendo che «con la sua linea vince ancora Meloni». Poi lo stuzzica sulla Rai: «Ancora una volta Conte s’offre alla Meloni» .
Ieri Conte giocava in casa, alla festa del Fatto Quotidiano. Sul verde della Casa del jazz, a Roma, l’ex premier si è schierato all’attacco. «Sono il leader di una comunità politica», si presenta. E in quanto tale «non accetterò mai di vivere in una comunità in cui c’è un soggetto sopraelevato rispetto alla comunità stessa perché è antidemocratico, ma se passasse questo principio io non potrei mai esserci». Manca un mese e mezzo all’assemblea costituente del M5S e Conte non smette un giorno di infilzare Grillo: «Nessuno può dire di questo si può discutere e di questo no. Anche della regola del doppio mandato si può e si deve discutere, è una regola distintiva rispetto agli altri partiti e se vogliamo anche penalizzante sui territori. Perché poi ti dicono “ma il nostro candidato ha più esperienza, è più conosciuto”. Grazie al cavolo, dico io». Insomma, sottolinea, «ho sempre rispettato e continuo a rispettare il ruolo di fondatore del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, ma la ricetta di 20 anni fa non funziona più».
A sera l’ex premier fa i conti con i contributi arrivati dagli iscritti per la costituente. Sono 22mila, tra questi c’è chi chiede di affrontare i temi del nome e del simbolo, la regola del doppio mandato. «Abbiamo lanciato un processo costituente mai fatto da un partito o un movimento in Italia e in Europa. Mi ha fatto sorridere che chi ha lanciato l’idea della democrazia dal basso venga meno adesso che si realizza un vero processo di partecipazione. Se il simbolo resta identico va benissimo, lo voglio chiarire. Io non sono qui a fare il leguleio – giura – sono il leader che ha avviato un confronto». All’orizzonte, sempre più vicino, c’è lo scontro finale. O una scissione? «È una prospettiva a cui noi non abbiamo mai pensato, neppure immaginata – assicura Conte – e che mi sorprenderebbe tanto. Sarebbe la massima contraddizione, quella più radicale del M5S».
In parallelo, resta vivo il discorso delle alleanze con gli altri partiti del centrosinistra. In corridoio, direbbe Bersani, c’è una mucca. «Noi non potremo mai lavorare con Renzi – sottolinea Conte – e costruire un progetto con lui. La fiducia di un personaggio politico la si vede anche dall’indice di gradimento: è il popolo italiano che non si fida di Renzi. Ma che vuol dire”campo largo”? Chiunque passa? Fino a ieri ha votato con la Meloni poi ha perso le elezioni e torna. Hanno lanciato anche le firme contro il reddito di cittadinanza, è una parabola politica che non funziona».
Un ragionamento che ovviamente desta la reazione del leader Iv. «Conte non sta benissimo– lo pungola Renzi– questa polemica con Grillo lo sta provando: appena sta meglio, lo invito a un confronto pubblico in streaming, scelga lui se in tv o in tribunale». Per l’ex premier «il centrosinistra è a un bivio: se passa la linea Pd/Schlein, si costruisce una coalizione e si vincono le elezioni; se passa la linea Fatto Quotidiano/Conte, si mettono i veti e vince la Meloni». Non bastasse, arrivano le parlamentari Iv in Vigilanza Rai, che attaccano: «Vediamo che Conte manda messaggi alla maggioranza sulla Rai. Non sarebbe la prima volta. Ancora una volta Conte soffre e s’offre alla Meloni» . Il riferimento è alle parole con cui il leader pentastellato ha parlato del prossimo presidente di viale Mazzini: «Se riterremo la proposta all’altezza la voteremo», ricordando che se Tele Meloni è brutta, «non è che prima col Tele Pd si era meglio». —
