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Nova 2026 a Milano: dalle proposte nate nei territori alla costruzione di un’Alleanza per la Costituzione.

Concluso a Milano il percorso nazionale del Movimento 5 Stelle: oltre 17 mila partecipanti, il 44% non iscritti, e 45.340 votanti. Conte rilancia una politica «radicalmente progressista» e un’Alleanza per la Costituzione.

Nova si è conclusa ieri a Milano lasciando un’immagine politica forte: una comunità numerosa, viva e pronta a trasformare la partecipazione in proposta di governo. Quasi duemila persone hanno affollato il World Join Center, ma il dato più importante non è soltanto quello delle presenze. È il percorso nazionale che ha portato fin qui.

Nova non è nata sul palco milanese e non è stata preparata nelle stanze chiuse dei gruppi dirigenti. Ha attraversato l’Italia, coinvolgendo oltre 17 mila cittadini negli incontri territoriali. Il 44 per cento dei partecipanti non era iscritto al Movimento 5 Stelle: un dato che racconta un percorso realmente aperto, capace di ascoltare associazioni, competenze, amministratori e persone esterne al consueto perimetro pentastellato.

Dai territori sono arrivati problemi concreti, idee e possibili soluzioni. A Milano quelle proposte sono diventate programma politico.

Dalla partecipazione alle scelte

Al voto online hanno partecipato 45.340 iscritti, pari al 42 per cento degli aventi diritto, esprimendo complessivamente oltre sei milioni di preferenze sui 159 quesiti. Il risultato finale è racchiuso in venti punti programmatici: sanità e scuola pubbliche, lavoro dignitoso, salario minimo, giustizia sociale, ambiente, transizione ecologica, legalità, diritti, pace e difesa della Costituzione.

In una stagione nella quale la politica sembra spesso ridursi a nomi, candidature e accordi decisi dall’alto, Nova ha scelto un’altra strada: ascoltare, discutere e infine votare. Le proposte sono partite dal basso per arrivare ai tavoli della politica nazionale e regionale.

Anche la presenza dei giovani rappresenta un segnale incoraggiante. Una nuova generazione entra nel Movimento chiedendo di partecipare alle decisioni, non semplicemente di assistere. È forse questo il risultato più prezioso: una comunità politica che torna a guardare avanti e che prova ad allargarsi oltre i propri confini.

Conte apre la sfida politica

Sul palco Giuseppe Conte ha strappato, uno dopo l’altro, alcuni fogli che simboleggiavano le leggi approvate dal governo Meloni e che il Movimento intende cancellare una volta tornato al governo. «Faremo tabula rasa», ha promesso.

Un gesto simbolico che ha trasformato la chiusura di Nova nell’apertura di una nuova fase politica. Per oltre un’ora Conte ha parlato da sfidante della presidente del Consiglio, indicando la necessità di una «rivoluzione pacifica» e di una politica «radicalmente progressista».

Nel grande spazio milanese il simbolo del Movimento non compariva sui pannelli: c’era soltanto quello di Nova. Una scelta precisa, spiegata con l’idea che cambiare l’Italia venga prima delle ambizioni personali e anche delle singole appartenenze. Il messaggio è quello di un Movimento con un’identità forte, ma intenzionato ad aprirsi e a proporsi come motore di un campo progressista più ampio.

Conte non ha citato direttamente le primarie, ma ha invitato i cittadini a non rassegnarsi alle decisioni prese nelle «segrete stanze». La leadership della coalizione non può essere stabilita nei caminetti: dovranno essere gli elettori a scegliere.

Pace, Costituzione e giustizia sociale

I risultati del voto consegnano a Conte un mandato molto netto, soprattutto sulla politica estera. Il 91,7 per cento ha approvato l’affermazione secondo cui continuare a inviare armi allontana la pace; il 94,1 per cento si è espresso contro il riarmo europeo e il 98,3 per cento a favore del primato del diritto internazionale.

Non sono percentuali da usare come una clava contro gli alleati, ma indicazioni politiche che il Movimento non può ignorare né diluire. Il confronto con il Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e le altre forze progressiste dovrà quindi partire dai contenuti: pace, riduzione delle disuguaglianze, difesa dello Stato sociale e rispetto del diritto internazionale.

Conte ha ribadito anche l’impegno a riconoscere lo Stato di Palestina, a rivedere gli accordi con il governo israeliano, a tassare gli extraprofitti e ad avviare una profonda riforma fiscale. Ha proposto inoltre un ministero dedicato alle politiche migratorie e all’integrazione e misure più forti per garantire un lavoro dignitoso.

La radicalità evocata a Milano non dovrebbe significare chiusura o isolamento. Significa rendere riconoscibile l’alternativa e non ridurre il programma a una mediazione al ribasso.

Dai tavoli nazionali di nuovo ai territori

Nel confronto con i coordinatori locali Conte ha ringraziato la struttura territoriale e indicato il prossimo compito: quanto seminato con Nova dovrà essere riportato nelle città e nelle regioni. Le venti proposte non possono rimanere un documento da conservare in un cassetto. Devono diventare iniziativa politica, campagne pubbliche e risposte ai problemi quotidiani.

La partecipazione di tanti cittadini non iscritti dimostra che esiste uno spazio molto più ampio del solo elettorato del Movimento. Nova può diventare un ponte tra la politica organizzata e mondi che spesso non trovano più ascolto: associazioni, comitati, professionisti, giovani e semplici cittadini.

Un’Alleanza per la Costituzione

Ora si apre la fase più difficile e decisiva: tradurre le proposte in un accordo con le altre forze progressiste. Non basta costruire una coalizione unita soltanto dalla volontà di battere Giorgia Meloni. Serve un’intesa sui contenuti, sulle priorità e sul modello di Paese.

Conte immagina un’«Alleanza per la Costituzione». Il nome contiene già il programma: sanità e scuola pubbliche, tutela del lavoro, giustizia sociale, ambiente, pace, legalità e partecipazione democratica.

Non una semplice somma di sigle, ma un progetto comune capace di parlare al Paese reale. Nova ha dimostrato che dal basso esistono energia, idee e disponibilità all’impegno. Adesso tocca alla politica nazionale e regionale raccogliere questa spinta e trasformarla in scelte, alleanze e responsabilità di governo.

La strada è aperta. E questa volta parte dalle persone.