Dagli incendi negli impianti europei alle criticità nella gestione delle ceneri: il dibattito sulla sicurezza degli inceneritori resta aperto.

Per anni i termovalorizzatori sono stati presentati come impianti sicuri, tecnologicamente avanzati e praticamente privi di rischi. Ma guardando quanto accaduto negli ultimi anni in Europa e in Italia emerge una realtà più complessa: incendi, esplosioni, guasti tecnici, emissioni fuori norma e problemi nella gestione di ceneri e residui continuano a verificarsi anche in strutture considerate all’avanguardia.

Il tema non riguarda soltanto l’inquinamento ordinario prodotto dalla combustione dei rifiuti, ma anche la sicurezza industriale di impianti che trattano enormi quantità di materiale combustibile, sostanze chimiche e residui classificati spesso come rifiuti speciali o pericolosi.

Il caso più grave: Leverkusen, Germania

Nel luglio 2021 un’esplosione devastante ha colpito un impianto di trattamento e incenerimento di rifiuti pericolosi nel Chempark di Leverkusen, in Germania. Il bilancio è stato drammatico: sette morti, decine di feriti e un’enorme nube tossica visibile per chilometri.

Le autorità tedesche emisero allerte alla popolazione invitando a chiudere porte e finestre per il rischio di sostanze nocive disperse nell’aria.

L’incidente dimostrò come anche impianti ad alta tecnologia possano trasformarsi in siti a rischio elevato quando si verificano guasti o reazioni incontrollate.

Copenaghen: il modello europeo che ha avuto incendi e guasti

L’inceneritore Amager Bakke di Copenaghen viene spesso citato come esempio virtuoso, grazie alla celebre pista da sci costruita sul tetto.

Eppure la realtà racconta anche altro.

Documenti e analisi riportano che l’impianto ha subito guasti tecnici e persino un incendio nel 2022, con perdite economiche milionarie.

Lo stesso impianto, inoltre, è stato criticato per il costo elevatissimo, la necessità di importare rifiuti dall’estero per mantenere sostenibile economicamente il funzionamento e le emissioni climalteranti prodotte dalla combustione.

Francia: incidenti, emissioni e problemi tecnici

In Francia si sono registrati diversi episodi significativi.

A Fos-sur-Mer, nel 2013, un’esplosione all’interno di un forno di recupero energetico provocò danni importanti alle strutture dell’impianto.

A Parigi, il vecchio inceneritore di Ivry-Paris XIII è stato invece oggetto negli ultimi anni di contestazioni e criticità ambientali legate a emissioni fuori norma di diossine, monossido di carbonio e biossido di zolfo.

Italia: incendi e allarmi anche nei termovalorizzatori

Modena

Nel 2009 un incendio colpì il termovalorizzatore cittadino causando il blocco delle linee dell’impianto e danni che richiesero interventi di ripristino e verifiche straordinarie.

Bologna – Frullo

Nel termovalorizzatore del Frullo un incendio si sviluppò nella fossa rifiuti dopo il conferimento di materiale incandescente da parte di un camion. Furono necessari interventi dei Vigili del Fuoco e controlli ambientali.

Busto Arsizio – Neutalia

Nel 2025 un incendio nell’area di stoccaggio dei rifiuti ingombranti del termovalorizzatore Neutalia provocò una grande colonna di fumo visibile a distanza e forte preoccupazione tra i cittadini.

Pietrasanta – Falascaia

Sempre nel 2025 un principio d’incendio interessò l’ex termovalorizzatore di Falascaia durante operazioni di smantellamento industriale.

Il problema delle ceneri: il caso Bragno

Accanto agli incidenti veri e propri esiste poi il tema della gestione delle ceneri prodotte dagli inceneritori.

Il termovalorizzatore TRM di Torino, nel solo 2016, trattò circa 439 mila tonnellate di rifiuti producendo oltre 113 mila tonnellate di residui tra ceneri, scorie e rifiuti del trattamento fumi.

Nel documento tecnico ufficiale viene specificato che le ceneri leggere derivanti dal trattamento fumi sono classificate come rifiuti pericolosi.

Una parte delle ceneri provenienti proprio dall’inceneritore di Torino è finita al centro del caso Bragno, in Val Bormida, dove furono rinvenuti enormi quantitativi stoccati in un capannone.

Secondo la ricostruzione riportata dal TG3 Liguria, nel sito erano presenti volumi di materiale ben superiori ai limiti autorizzati.

“Gli inceneritori non eliminano i rifiuti”

Molti esperti e ricercatori contestano inoltre il concetto stesso di “termovalorizzazione”.

Nel manifesto divulgativo del dottor Stefano Montanari si ricorda che la combustione non elimina la materia ma la trasforma in gas, polveri sottili e ceneri.

Lo stesso documento sottolinea come le nanoparticelle prodotte dalla combustione possano attraversare i filtri più avanzati.

La questione vera: rischio zero non esiste

Nessun impianto industriale è completamente privo di rischio. Ma quando si parla di inceneritori il dibattito pubblico spesso tende a minimizzare incidenti, guasti, incendi o criticità legate ai residui tossici.

I fatti accaduti in questi anni in Europa mostrano invece che il tema della sicurezza resta centrale.

E in territori già fragili dal punto di vista ambientale e sanitario, come la Val Bormida, queste domande diventano inevitabilmente ancora più pesanti.

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