SILLA 2: UN MODELLO DA SEGUIRE O UN ERRORE DA NON RIPETERE?
Dalla realtà di Milano alle criticità ambientali della Val Bormida.

Quando si parla di termovalorizzatori, uno degli esempi più citati dai sostenitori di questa tecnologia è il Silla 2 di Milano, impianto gestito da A2A e spesso presentato come un modello avanzato di gestione dei rifiuti urbani.

Secondo i promotori, il termovalorizzatore rappresenta una soluzione capace di ridurre il ricorso alle discariche e produrre energia elettrica e calore attraverso la combustione dei rifiuti non riciclabili.

Ma il dibattito è molto più complesso e merita un approfondimento, soprattutto oggi che la Regione Liguria valuta la realizzazione di un impianto simile e tra le aree individuate dagli studi tecnici figurano anche Cengio e Cairo Montenotte.

Come funziona un termovalorizzatore

Il principio è semplice: i rifiuti vengono bruciati ad alte temperature producendo energia elettrica e, dove possibile, calore destinato alle reti di teleriscaldamento.

I moderni impianti dispongono di sistemi di abbattimento degli inquinanti e sono sottoposti a controlli continui sulle emissioni.

Questo però non significa che i rifiuti scompaiano.

La combustione trasforma infatti i materiali in gas, emissioni e residui solidi che devono essere successivamente gestiti.

La Val Bormida non è una pagina bianca

Il confronto assume un significato completamente diverso quando viene trasferito in Val Bormida.

Qui non si parla di un territorio privo di storia industriale, ma di una valle che per oltre un secolo ha subito gli effetti di attività produttive altamente impattanti.

Cengio porta ancora il peso dell’eredità dell’ex ACNA, uno dei più gravi casi di inquinamento industriale italiani.

Anche Bragno rappresenta un caso emblematico. Le migliaia di tonnellate di ceneri provenienti dall’inceneritore di Torino accumulate per anni in un capannone della zona hanno alimentato forti preoccupazioni tra cittadini e associazioni.

Un territorio già sotto pressione

La Val Bormida convive già con criticità ambientali legate alle emissioni industriali, alla presenza di benzo(a)pirene e ai fenomeni di inversione termica che favoriscono il ristagno degli inquinanti.

Per questo motivo molti cittadini ritengono che il territorio non possa sopportare ulteriori fonti emissive.

Quale futuro per la Liguria?

La vera domanda non riguarda soltanto la tecnologia dell’impianto ma il modello di sviluppo che si intende costruire per il territorio.

Dopo decenni di sacrifici ambientali, la Val Bormida chiede bonifiche complete, valorizzazione delle proprie risorse naturali e uno sviluppo compatibile con la salute pubblica.

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