La Val Bormida continua a mobilitarsi contro la concentrazione dei grandi impianti eolici industriali, aderendo alla petizione nazionale promossa dalla Coalizione TESS.

La mobilitazione contro la proliferazione incontrollata dei grandi impianti eolici industriali continua a crescere. Anche il Savonese è protagonista della petizione nazionale promossa dalla Coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione), rivolta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per chiedere una strategia nazionale capace di governare lo sviluppo delle energie rinnovabili senza sacrificare territori di straordinario valore ambientale e paesaggistico.

La Coalizione TESS riunisce comitati, associazioni, amministratori locali, studiosi e cittadini provenienti da tutta Italia. Il suo messaggio è chiaro: la transizione energetica è una necessità, ma non può trasformarsi in una corsa senza regole che rischia di industrializzare montagne, crinali e aree naturali di pregio.

La petizione, che ha già raccolto oltre 500 adesioni e il sostegno di più di cento sindaci, evidenzia come migliaia di progetti eolici interessino ormai vaste porzioni del territorio nazionale, spesso senza una pianificazione realmente efficace. Secondo TESS, le aree idonee avrebbero dovuto orientare gli investimenti verso siti già compromessi o compatibili, evitando invece la concentrazione di impianti nei paesaggi più delicati.

Tra le adesioni figurano anche importanti realtà del nostro territorio, come il Comitato Bric Surite di Altare, il Coordinamento per la tutela del Monte Cerchio, i sindaci di Cosseria, Osiglia e Testico, oltre a numerose associazioni e cittadini della Val Bormida ligure e piemontese.

Per chi vive in provincia di Savona questa non è una questione teorica. La Val Bormida è oggi uno dei territori italiani maggiormente interessati dalla pressione dei progetti eolici industriali. Tra impianti esistenti, progetti autorizzati e nuove richieste di installazione, il rischio è quello di una concentrazione senza precedenti che trasformerebbe profondamente il paesaggio e l’identità di un territorio già duramente segnato dalle scelte industriali del passato.

È proprio questo il punto che molti amministratori locali stanno cercando di evidenziare: non è accettabile che un’unica area concentri una quota così elevata degli impianti previsti, mentre altre zone del Paese rimangono sostanzialmente escluse.

Anche il Comune di Altare ha recentemente ribadito il proprio no al progetto eolico “Cravarezza”, ricordando che la transizione energetica deve avvenire nel rispetto dell’ambiente, della biodiversità, del paesaggio e delle comunità locali. Nella delibera della Giunta comunale viene inoltre sottolineata la necessità di valutare gli effetti cumulativi derivanti dalla presenza di numerosi impianti nello stesso territorio, evitando analisi limitate al singolo progetto.

La richiesta rivolta al Governo è quindi molto precisa: serve una pianificazione nazionale capace di distinguere tra sviluppo sostenibile e speculazione energetica. Nessuno mette in discussione l’importanza delle fonti rinnovabili o la necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Ma proprio per questo la transizione deve essere governata con criteri ambientali, scientifici e territoriali, evitando che siano sempre gli stessi territori a sopportarne il peso.

La Val Bormida ha già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari per lo sviluppo industriale del Novecento. Oggi chiede semplicemente che il futuro venga costruito in modo diverso, con equilibrio, partecipazione e rispetto delle comunità locali.

Sì alla transizione energetica.
No alla speculazione energetica.

Perché produrre energia pulita è una necessità. Farlo senza una visione complessiva e senza tutelare il territorio rischia invece di compromettere proprio quei valori ambientali che la transizione dovrebbe proteggere.

Per approfondire l’iniziativa e leggere il testo della petizione è possibile consultare il sito ufficiale della Coalizione TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione.


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