Inceneritore, scelta ancora nel limbo la Regione aspetta proposte concrete

luca maragliano
cairo montenotte
Sulla chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria, relativamente al nuovo inceneritore, la Regione è ancora alla finestra. Nonostante negli ultimi giorni sembri prendere sempre più corpo l’ipotesi della realizzazione del nuovo impianto di trattamento finale dei rifiuti a Scarpino, in Val Polcevera, anche nel savonese ed in Val Bormida resta massima l’attenzione sul tema da parte di amministratori, comitati e cittadini. Il riferimento, naturalmente, è quello alle parole del presidente della Regione Marco Bucci, che sollecitato sul tema della possibile collocazione del termovalorizzatore, negli scorsi mesi aveva detto: «mi aspetto che ci sia un Comune che dica: lo facciamo qui. Ci sono tante discussioni aperte, ma alla fine la soluzione si trova». Un invito sino ad oggi non colto da nessun sindaco né nel Genovese né nel Savonese, dove i siti ritenuti idonei sarebbero quelli valbormidesi di Cengio e Cairo. Anche qui, si è da subito registrata una netta chiusura da parte di tutti i sindaci.
A riaccendere le polemiche politiche è stato l’ultimo confronto organizzato a Palazzo Nervi alla fine della scorsa settimana, al termine del quale è stata annunciata la convocazione, entro la metà di novembre, di un convegno di approfondimento che affronterà i diversi aspetti connessi alla realizzazione dell’impianto di fine ciclo. «Bruciare rifiuti significa produrre emissioni nocive, incrementare il traffico pesante e peggiorare una qualità dell’aria che, in Val Bormida, è già fra le peggiori della Liguria – la presa di posizione della coordinatrice provinciale del M5S di Savona Stefania Scarone -. Viene spontaneo chiedersi se l’obiettivo reale di questo ennesimo incontro non sia quello di provare a convincere qualche sindaco, finora contrario, a cambiare idea. La Val Bormida ha bisogno di ben altro».
Sulle barricate anche il Coordinamento per il No all’inceneritore della Val Bormida, che ha annunciato nuove assemblee pubbliche a Calizzano e Cairo, «per spiegare i dati, e non gli slogan» hanno precisato i portavoce. —
