IL PRESIDENTE STORTI: SENSO DI IMPOTENZA PER I PROBLEMI IRRISOLTI

luisa barberis
savona
«La nostra missione è finita. Un Comitato non può surrogare le funzioni di altri, non può essere un alibi. Ai rappresentanti istituzionali l’onere di rispondere ai bisogni dei cittadini». Sono dure e irrevocabili le parole d’addio del Comitato Amici del San Paolo, che si è sciolto dopo 7 anni di battaglia in difesa dell’ospedale e dei servizi savonesi.
L’intenzione del gruppo (ne fanno parte nomi illustri dal presidente Giampiero Storti al pediatra Amnon Cohen, passando per il cardiologo Paolo Bellotti, i dottori Gabriela Voersio, Luca De Spini, gli ex presidi Guglielmo Marchisio e Giovanni Battista Siccardi) era chiara da giorni, tanto che il direttivo si è presentato dimissionario all’assemblea dell’altra sera.
«Non ci siamo mai risparmiati – ha spiegato Storti -. Ci eravamo posti degli obiettivi, molti siamo riusciti a raggiungerli, dal salvataggio del Punto nascite e della Chirurgia della Mano all’avvio del Centro ictus, dare continuità alle specialità esistenti, il rinnovo dei macchinari e l’ampliamento del pronto soccorso. Altri progetti devono ancora arrivare, per esempio un’adeguata viabilità verso il San Paolo. Non saremo noi a combattere. Nonostante l’attività svolta, rimane un forte senso di impotenza per i problemi irrisolti, benché rappresentati». Parole di addio, farcite da delusione e un “j’accuse” alla politica. «Il Comitato ha sempre cercato di rappresentare il Savonese a tutti i livelli, evidenziando le necessità della popolazione e del San Paolo – continua Storti -. Ora il compito di portare le istanze della popolazione è dei sindaci e della politica savonese. Ciò accade nel vicino Ponente, dove tutti sono giornalmente impegnati a salvaguardare giustamente ciò che hanno e vorrebbero avere secondo il mandato dei cittadini. A Savona, stupisce l’insensibilità della popolazione verso la difesa del proprio ospedale. Lo si è visto anche l’altra sera: ho mandato 450 inviti di partecipazione all’assemblea, si sono presentati in 20. Questo la dice lunga».
A chiedere un ripensamento sono stati prima il consigliere Pd Roberto Arboscello, poi il sindaco Marco Russo. Il primo cittadino di Savona ha inviato una lunga lettera un’ora prima dell’assemblea, invitando il Comitato a non prendere decisioni drastiche.
«Ritengo che il ruolo non si esaurito – sono state in estrema sintesi le parole di Russo -. Più volte ci siamo confrontati e, pur non condividendo il giudizio negativo tracciato rispetto all’insensibilità della popolazione, credo che oggi sia iniziata una fase diversa. Il tema dominante non è la competizione tra San Paolo e Santa Corona. Dobbiamo tenere conto che le difficoltà del San Paolo sono i problemi di tutti gli ospedali italiani e per questo la sfida del futuro è rivendicare un maggiore investimento nella sanità pubblica, all’interno del quale ovviamente si deve collocare l’investimento sul San Paolo come riferimento provinciale, nella città capoluogo e baricentro territoriale, sul cui ruolo, a mio avviso, nessuno può seriamente dubitare. Savona deve essere compatta e il Comitato può, per esperienza e competenza, essere di grande supporto». —