L’INTERVISTA
Niccolò carratelli
Roma
Stefano Patuanelli definisce l’elezione di Elly Schlein a segretaria del Pd «una novità rilevante e un potenziale passo in avanti». Ma ora «deve dimostrare di essere una leader». Per il senatore del Movimento 5 stelle, due volte ministro nei governi Conte e Draghi, con la nuova dirigenza dem «potremo ragionare meglio su diversi temi, a cominciare dal salario minimo». Non vede, invece, rischi di sovrapposizione, perché «resteremo due forze politiche ben distinte: sulla guerra in Ucraina, ad esempio, continueremo ad avere posizioni diverse».
L’arrivo di Schlein alla guida del Pd vi cambia un po’le carte in tavola, concorda?
«Io credo che il Movimento debba continuare nella sua azione politica, a prescindere da quello che accade negli altri partiti. Noi siamo impegnati nella costruzione di una seria alternativa alla destra, che sta governando male il Paese. Spero che potremo portare avanti questo progetto insieme al Pd di Elly Schlein».
Da cosa dipende la riuscita di questa operazione?
«Dalla capacità di Schlein di fare seguire alle parole i fatti. Le sue prime dichiarazioni mostrano la volontà di posizionare il Pd su un’agenda sociale simile alla nostra e questo lascia ben sperare. Ma poi dobbiamo verificare le effettive linee di indirizzo e la gestione delle correnti interne al Pd».
I punti su cui impostare un percorso comune non mancano, no?
«Sono gli stessi che abbiamo messo all’attenzione del Paese con la lettera in 9 punti inviata dal Movimento al premier Mario Draghi, prima della fine del suo governo. Sul salario minimo, ad esempio, Conte ha appena fatto un appello alle forze di opposizione: vediamo cosa risponderanno».
Ora è possibile una sintesi tra le diverse proposte?
«Secondo me sì, ci sono le condizioni per fare quello che non siamo riusciti a fare durante il governo Conte 2. C’è stata una parte del Pd, e non mi riferisco all’ex ministro Orlando, che si è opposta all’idea di fissare per legge un salario minimo orario. Adesso mi auguro che queste resistenze siano superate e che ci sia una convergenza in Parlamento per affrontare un’emergenza reale, quella del lavoro povero».
Con il Pd vi siete trovati d’accordo anche sulla richiesta di dimissioni nei confronti del ministro Piantedosi…
«Le parole di Piantedosi sono state inqualificabili. Segnalo che in Grecia si è appena dimesso il ministro delle Infrastrutture, che si è assunto la responsabilità politica del disastro ferroviario dell’altro giorno, dicendo di non voler infangare la memoria delle vittime. Inoltre, bisognerà ascoltare anche cosa avrà da dire il ministro Salvini, che attendiamo in Parlamento».
Visto che rischiate di assomigliarvi molto, lo vede il pericolo di venire fagocitati dal Pd?
«No, penso che resteremo due forze politiche ben distinte, che potranno intersecarsi, ma senza esaurire la possibilità di attirare parti diverse dell’elettorato progressista. Sull’invio di armi in Ucraina continueremo ad avere posizioni distanti, così come sull’attuazione della transizione ecologica, che non si fa con gli inceneritori. Ma non vorrei focalizzare il discorso su questo».
Su cosa allora?
«Sul fatto che dobbiamo disegnare insieme un progetto politico alternativo alla destra, a questo governo che non fa nulla, perché le forze politiche che lo compongono non concordano su molte cose. Io mi auguro che non duri 5 anni, per questo dobbiamo farci trovare pronti in ogni momento».
Quindi la prospettiva di un’alleanza è a lungo termine, per le elezioni politiche?
«Prima bisogna partire con una convergenza in Parlamento su alcuni temi, basta che ci sia chiarezza sulle scelte e sul posizionamento. Per capirci, noi non abbiamo nulla in comune con il Terzo polo e penso che anche il nuovo Pd avrà ben poco da spartire con Renzi e Calenda».
Il volto nuovo e giovane di Elly Schlein può offuscare la leadership di Giuseppe Conte?
«Penso che Conte abbia ormai acquisito una credibilità e una consapevolezza elevata della sua leadership, mentre Schlein è un’indubbia novità, ma deve ancora dimostrare di essere in grado di esercitare la sua leadership».
Cosa pensa delle accuse rivolte a Conte nell’inchiesta di Bergamo?
«Sono accuse pesanti, proprio perché io ero lì e so benissimo tutto quello che è stato fatto per evitare i morti e lo sviluppo fuori controllo della pandemia. Conte ha già dato massima disponibilità a chiarire ogni aspetto della gestione di quel periodo drammatico per il nostro Paese. Poi la magistratura deve fare il suo lavoro e noi abbiamo piena fiducia». —

