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Primarie sì, ma solo dopo aver costruito un programma condiviso. La sfida del centrosinistra parte dalle idee, non dai nomi.
Il dibattito sulle primarie torna al centro della scena politica. Ma senza un progetto condiviso rischiano di trasformarsi in una competizione tra leader anziché nell’occasione per costruire un’alternativa credibile al governo Meloni.
Il dibattito sulle primarie del centrosinistra è tornato d’attualità. Se ne parla come se fosse il passaggio decisivo per costruire un’alternativa al governo Meloni. Ma è davvero così?
A mio giudizio, il rischio è quello di affrontare il problema dalla parte sbagliata.
Le primarie sono uno strumento democratico importante, ma non possono sostituire la politica. Prima di scegliere il candidato premier bisogna chiarire agli italiani quale idea di Paese si intende proporre. Senza una visione comune, qualsiasi competizione interna rischia di trasformarsi in una lunga campagna elettorale tra alleati che finiranno inevitabilmente per mettere in evidenza le proprie differenze.
Il tema non è stabilire se il candidato migliore sia Giuseppe Conte, Elly Schlein o un’altra personalità. La vera domanda è un’altra: quale programma porterà la futura coalizione davanti agli elettori?
Oggi esistono differenze significative su questioni fondamentali.
Dalla politica estera al riarmo europeo, dal sostegno militare all’Ucraina alla transizione ecologica, passando per la sanità pubblica, il lavoro, la giustizia sociale, l’ambiente e le politiche industriali. Temi che non possono essere rinviati al giorno dopo le primarie.
Per questo motivo ritengo che il percorso corretto debba essere diverso.
Prima un programma condiviso, con pochi ma chiari punti qualificanti. Un patto politico trasparente che dica agli italiani cosa farà il futuro governo nei primi anni di legislatura e quali saranno le priorità.
Solo successivamente si potrà discutere dello strumento migliore per scegliere il candidato alla Presidenza del Consiglio.
Se saranno primarie, dovranno svolgersi secondo regole certe, condivise e rispettate da tutti, evitando personalismi e campagne basate sugli attacchi reciproci. Sarebbe il modo migliore per evitare che il confronto interno diventi un’arma nelle mani della propaganda della destra.
Per quanto riguarda Giuseppe Conte, la sua esperienza rappresenta certamente un punto di forza. È l’unico leader dell’attuale opposizione ad aver già guidato il Paese in momenti straordinariamente complessi, dalla pandemia alla gestione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, conquistando per l’Italia le risorse del Next Generation EU.
Un patrimonio politico che merita di essere valorizzato.
Ma anche l’esperienza, da sola, non basta.
Gli italiani non sceglieranno soltanto un nome. Sceglieranno soprattutto un progetto.
Se il centrosinistra vuole davvero proporsi come alternativa di governo, deve dimostrare di essere una coalizione costruita su idee condivise e non semplicemente sulla somma dei partiti che la compongono.
Le primarie possono essere uno strumento utile.
Prima vengono il programma, la credibilità e la visione politica.
Solo dopo si sceglie chi dovrà guidarle.
Conclusioni
Le elezioni non si vincono individuando semplicemente il leader più popolare. Si vincono convincendo gli italiani che esiste una proposta di governo seria, coerente e credibile.
Per questo motivo il dibattito dovrebbe partire dai contenuti e non dai nomi.
Solo così le primarie potranno rappresentare un valore aggiunto e non un fattore di divisione.
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