Giuseppe Conte durante la presentazione del libro Una nuova primavera: al centro del dibattito le primarie del centrosinistra, il rapporto con Draghi e le prospettive della futura coalizione progressista.

Il leader del Movimento 5 Stelle rilancia la proposta di anticipare le primarie del campo progressista. Sullo sfondo lo scontro con Beppe Grillo, la diffidenza verso Mario Draghi e il timore di nuove larghe intese dopo le prossime elezioni.

Giuseppe Conte torna a dettare l’agenda politica del Movimento 5 Stelle e rilancia una proposta destinata ad aprire il dibattito nel campo progressista: anticipare le primarie per scegliere il candidato alla Presidenza del Consiglio.

L’occasione è stata la presentazione del suo libro Una nuova primavera, durante un incontro pubblico a Cisterna di Latina, dove il presidente del M5S ha affrontato diversi temi politici, dalla caduta del suo secondo governo fino ai futuri equilibri del centrosinistra.

I “poteri” che fecero cadere il Governo Conte II

Conte è tornato sulla fine del suo secondo esecutivo, sostenendo che gli avversari politici ed economici di allora siano ancora oggi presenti sulla scena nazionale.

Secondo l’ex presidente del Consiglio, il suo governo sarebbe stato fatto cadere perché gestiva i 209 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), risorse che avrebbero attirato l’interesse di importanti centri di potere economico.

Una lettura che richiama anche le recenti dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che nei giorni scorsi aveva parlato dell’ostilità di una parte dell’establishment verso una possibile guida progressista del Paese.

Draghi resta il punto di frattura

Nel ragionamento di Conte continua a occupare un ruolo centrale Mario Draghi.

Il leader pentastellato mantiene una posizione di forte diffidenza nei confronti dell’ex presidente della Banca Centrale Europea, ritenendolo ancora oggi una figura capace di influenzare gli equilibri politici e istituzionali.

Lo scontro è tornato di attualità anche dopo il nuovo confronto con Beppe Grillo.

Il fondatore del Movimento ha diffuso un video del gennaio 2022 nel quale Conte dichiarava il sostegno a Draghi.

Dal Movimento 5 Stelle replicano però che quel filmato riguarda esclusivamente la vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica e che, in quella fase, Conte sosteneva la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi proprio per evitare una crisi di governo e impedirne l’ascesa al Quirinale.

Perché Conte vuole anticipare le primarie

La proposta di anticipare le primarie viene ufficialmente motivata con l’esigenza di offrire agli elettori un candidato premier già individuato molti mesi prima del voto.

Dietro questa scelta, tuttavia, emerge anche un’altra preoccupazione.

Nel Movimento 5 Stelle esiste infatti il timore che, con il passare dei mesi, possano maturare operazioni politiche finalizzate a individuare una figura alternativa sia a Conte sia a Elly Schlein.

Una candidatura sostenuta da settori moderati del centrosinistra o da ambienti favorevoli a future larghe intese.

L’ipotesi Silvia Salis

Fra i nomi che vengono indicati come possibili figure alternative compare quello della sindaca di Genova Silvia Salis.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il suo profilo viene osservato con attenzione negli ambienti del centrosinistra.

Tuttavia, secondo quanto trapela dall’entourage di Conte, una simile soluzione difficilmente potrebbe trovare il consenso del Movimento, anche alla luce dei rapporti politici che in passato hanno avvicinato Salis all’area riconducibile a Matteo Renzi.

Il nodo delle larghe intese

Il vero obiettivo politico di Conte sembra essere quello di evitare che un eventuale Parlamento senza una maggioranza chiara possa nuovamente sfociare in un governo tecnico o di larghe intese.

Per questo insiste sulla necessità di arrivare alle prossime elezioni con una leadership definita, scelta dagli elettori e riconosciuta da tutta la coalizione progressista.

L’anticipazione delle primarie rappresenterebbe quindi non solo uno strumento di partecipazione democratica, ma anche una garanzia politica contro eventuali soluzioni costruite dopo il voto.


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