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Il 22 novembre si eleggono presidente e Consiglio provinciale. Votano soltanto sindaci e consiglieri comunali, e neppure il loro voto pesa allo stesso modo. Intanto il ritorno alle urne dei cittadini continua a essere un’ottima intenzione.
A Savona si prepara una consultazione elettorale particolarmente rispettosa del riposo dei cittadini: non dovranno nemmeno andare a votare. Domenica 22 novembre si eleggeranno il presidente e il Consiglio provinciale, ma le schede saranno riservate ai sindaci e ai consiglieri comunali in carica. Gli altri potranno seguire i risultati. Sempre che qualcuno si ricordi di spiegare loro che cosa è successo.
Dopo le dimissioni di Pierangelo Olivieri, dunque, Palazzo Nervi cerca un nuovo presidente. Il popolo, invece, può tranquillamente continuare a cercare parcheggio.
Prima i candidati, poi i millesimi
Nel centrodestra il nome sul quale si concentra il confronto è quello del sindaco di Andora Mauro Demichelis. Nel centrosinistra sono circolate diverse ipotesi: Massimo Niero, Fabio Gilardi, Riccardo Tomatis e, più recentemente, Gianluca Nasuti. Gilardi e Tomatis si sono sfilati; il sindaco di Albissola Marina è stato indicato dalla stampa come possibile scelta del PD, ancora in attesa di conferme ufficiali.
Più che una campagna elettorale, per ora sembra una ricerca di disponibilità. Che, in politica, può richiedere più tempo della ricerca del consenso.
Ma il punto più interessante viene dopo: chi voterà chi? E soprattutto, quanto peserà quel voto?
Perché alle provinciali non basta contare le schede. Bisogna pesarle.
Il sistema prevede infatti un voto ponderato, attraverso fasce demografiche e indici che tengono conto della popolazione rappresentata e del numero degli amministratori elettori. Non è il prestigio personale a determinare il peso della scheda: è il Comune nel quale si è stati eletti.
La logica è rappresentare anche la diversa consistenza delle comunità. Il risultato, spiegato senza modulistica ministeriale, è questo: sindaci e consiglieri entrano tutti nel seggio, ma non tutti lasciano sulla bilancia lo stesso peso.
Una democrazia condominiale: tutti convocati all’assemblea, ciascuno con i propri millesimi. Il cittadino comune, però, non ha nemmeno la delega da firmare.
Il provvisorio che ha preso residenza
Questo sistema deriva dalla legge Delrio del 2014. Sono passati dodici anni: abbastanza perché una soluzione presentata nel percorso di riordino delle Province diventasse un’abitudine istituzionale.
Il ritorno all’elezione diretta è oggetto di proposte parlamentari. Nel frattempo, però, a Savona si voterà ancora con il secondo livello. Il primo, evidentemente, deve ancora trovare l’ascensore.
Non esiste un automatismo che restituisca la scheda ai cittadini: serve una legge. Ed è proprio qui che la questione diventa politica. I governi cambiano, le maggioranze si alternano, le riforme vengono annunciate; l’elettore provinciale rimane fuori.
È una scelta consapevole? Un rinvio perenne? L’inerzia di un sistema che, una volta trovato un equilibrio fra amministratori e partiti, non sente particolare urgenza di modificarlo?
Non serve inventare un complotto. Basta osservare il risultato: la restituzione del voto può aspettare. L’elezione delle cariche, invece, procede regolarmente.
Le alleanze elastiche e il cittadino immobile
In una consultazione riservata agli amministratori, la politica cambia pubblico. Il candidato deve convincere un elettorato ristretto, già inserito nelle istituzioni. Contano i rapporti fra Comuni, le appartenenze, le disponibilità personali e la capacità di costruire convergenze.
Gli accordi trasversali possono avere ragioni amministrative legittime. Sarebbe però utile spiegarli con chiarezza anche a chi aveva votato quelle persone dentro schieramenti contrapposti. Le bandiere possono diventare elastiche; la trasparenza dovrebbe mantenere una certa consistenza.
Perché la Provincia continua a occuparsi di questioni concretissime, dalle strade provinciali all’edilizia scolastica. Il cittadino incontra le conseguenze delle decisioni, anche quando non incontra la scheda per scegliere chi le assume.
Il 22 novembre, quindi, qualcuno conterà di più e qualcuno di meno. La ponderazione stabilirà quanto.
Per tutti gli altri il calcolo sarà molto più semplice: nessuna scheda.
La chiamano elezione di secondo livello. Dopo dodici anni, sarebbe interessante sapere a quale piano abbiano lasciato i cittadini.
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