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Nello stesso Consiglio comunale la maggioranza prevede il restyling della sala con lo streaming, ma respinge la mozione dell’opposizione che ne chiede l’attivazione.

Nello stesso Consiglio comunale del 26 ottobre, l’Amministrazione di Albisola Superiore prevede l’ammodernamento della sala consiliare con la trasmissione online delle sedute, mentre la maggioranza vota contro la mozione di Uniti per Albisola che chiede proprio lo streaming. Due atti diversi, ma un evidente interrogativo sulla coerenza delle scelte politiche.
Una proposta approvata anni fa
La vicenda nasce nella precedente consiliatura, quando Stefania Scarone, allora consigliera del Movimento 5 Stelle, aveva presentato una mozione per introdurre lo streaming. Il Consiglio l’aveva approvata all’unanimità, con una riserva sui costi.
Dopo circa un anno senza risultati, Scarone presentò un’interrogazione. L’Amministrazione rispose che il servizio era troppo oneroso e non prioritario, anche per i pochi accessi registrati durante la pandemia. Ma la trasparenza istituzionale non dovrebbe dipendere dagli indici di ascolto.
La nuova mozione e la risposta del vicesindaco
Il 5 ottobre 2026 Uniti per Albisola ha ripresentato la richiesta. In risposta, il vicesindaco Luca Ottonello ha comunicato che l’adeguamento tecnologico della sala, comprensivo di streaming e registrazione digitale, era già previsto, programmato e finanziato nell’ambito di una variazione di bilancio legata alle economie dei progetti PNRR per la transizione digitale. Ha inoltre invitato il gruppo a ritirare la mozione, ritenendola superata.
La minoranza non ha accolto l’invito: un progetto annunciato non equivale ancora a un servizio attivo, soprattutto dopo una precedente approvazione rimasta senza attuazione.
Il voto del 26 ottobre
Durante il Consiglio comunale del 26 ottobre, la maggioranza ha sostenuto l’intervento di ammodernamento della sala consiliare ma ha votato contro la mozione dell’opposizione per attivare lo streaming. Una delibera finanziaria e una mozione di indirizzo hanno funzioni differenti: resta però la domanda politica sul perché non si sia voluto approvare un impegno che va nella direzione del servizio annunciato.
La mozione chiedeva anche tempi di attuazione, disponibilità delle registrazioni e informazioni sull’avanzamento: elementi utili per verificare gli impegni assunti.
La partecipazione non è una questione di audience
Seguire le sedute da casa può essere importante per chi lavora, per gli anziani, per chi ha difficoltà di spostamento e per tutti i cittadini interessati alle decisioni comunali. Il numero di visualizzazioni durante la pandemia non può, da solo, stabilire il valore di questo strumento.
Adesso servono date e risultati
La questione concreta resta semplice: quando i cittadini potranno seguire in diretta e rivedere online le sedute del Consiglio? Dopo anni di discussioni, l’attivazione effettiva del servizio sarà il dato su cui misurare l’impegno annunciato. E rimane aperta una domanda: se lo streaming è un obiettivo condiviso, perché respingere la mozione che ne chiedeva la realizzazione?
