Le città più avanzate del mondo puntano su riduzione, riuso, riciclo ed economia circolare. L’incenerimento, secondo la gerarchia europea dei rifiuti, rappresenta soltanto una soluzione residuale dopo tutte le altre forme di recupero.

Dall’Europa al Giappone, passando per Treviso e Lubiana, i modelli più innovativi considerano i rifiuti una risorsa da recuperare e non un combustibile da bruciare.

Mentre in Liguria continua il dibattito sulla realizzazione di un termovalorizzatore, vale la pena osservare ciò che accade nei territori più avanzati d’Europa e del mondo in materia di gestione dei rifiuti.

La narrazione secondo cui l’incenerimento rappresenterebbe la soluzione moderna e inevitabile al problema dei rifiuti non trova infatti conferma nelle politiche più innovative adottate a livello internazionale.

L’Unione Europea è molto chiara. Nella gerarchia dei rifiuti prevista dalla normativa comunitaria, l’incenerimento non occupa il primo posto, ma si colloca soltanto dopo la prevenzione, il riuso e il riciclo.

L’ordine delle priorità è preciso:

  • Prevenire la produzione dei rifiuti;
  • Favorire il riuso dei materiali;
  • Incrementare il riciclo;
  • Recuperare materia ed energia dai residui non ulteriormente recuperabili;
  • Smaltire solo ciò che non può essere valorizzato.

In altre parole, il rifiuto deve essere considerato una risorsa e non un combustibile.

I modelli che funzionano

I migliori esempi arrivano proprio da quei territori che hanno investito maggiormente nell’economia circolare.

Nella provincia di Treviso, il modello Contarina ha raggiunto percentuali di raccolta differenziata superiori all’85%, con una delle più basse produzioni di rifiuto residuo d’Europa. Un risultato ottenuto attraverso la raccolta porta a porta, la tariffazione puntuale e il recupero dei materiali.

A Lubiana, capitale della Slovenia, le politiche “Zero Waste” hanno consentito di ridurre drasticamente i rifiuti destinati allo smaltimento finale, puntando sul riciclo e sui centri del riuso.

Nelle Fiandre, in Belgio, la strategia regionale è fondata sul recupero delle materie prime seconde e sulla creazione di filiere industriali legate all’economia circolare.

Anche in Germania, spesso citata impropriamente come modello di incenerimento, il cuore del sistema è costituito dalla raccolta differenziata spinta, dal recupero dei materiali e dai sistemi di deposito cauzionale che incentivano il ritorno di bottiglie e imballaggi.

Persino in Giappone, dove la disponibilità di territorio è limitata, città come Kamikatsu hanno scelto di separare i rifiuti in decine di categorie differenti per massimizzare il recupero delle materie.

La direzione indicata dall’Europa

La direzione intrapresa dalle città più avanzate è chiara: meno rifiuti da produrre, più materiali da recuperare.

L’obiettivo non è alimentare gli inceneritori ma ridurre progressivamente la quantità di rifiuti che richiedono trattamenti finali.

Per questo motivo appare legittimo chiedersi se territori già gravati da decenni di servitù ambientali e industriali, come la Val Bormida, debbano essere destinati a ospitare nuovi impianti di combustione oppure possano diventare laboratori di innovazione ambientale, economia circolare e recupero di materia.

La vera sfida del futuro non consiste nel trovare luoghi dove bruciare i rifiuti, ma nel ridurre la necessità stessa di farlo.

È questa la direzione indicata dall’Europa. Ed è questa la strada che stanno percorrendo molte delle città e delle regioni più avanzate del mondo.

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