
Inceneritore in Val Bormida: a che punto siamo davvero?
Dopo la chiusura della fase delle proposte, il progetto entra nella valutazione tecnica. Tra documenti ufficiali, prese di posizione istituzionali e crescente mobilitazione del territorio, facciamo il punto su ciò che è accaduto, su ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi e sulle ragioni del “No” del Coordinamento No Inceneritore Valle Bormida Ligure e Piemontese. Un approfondimento basato su atti, dati e documentazione disponibile.
Dalla chiusura della fase delle proposte alla valutazione tecnica: Cairo Montenotte e Cengio restano tra le aree indicate, mentre cresce la mobilitazione del Coordinamento No Inceneritore Valle Bormida Ligure e Piemontese.
La vicenda del nuovo impianto destinato alla chiusura del ciclo dei rifiuti della Liguria è entrata in una fase decisiva.
Si è infatti conclusa la procedura avviata dalla Regione Liguria e dall’Agenzia regionale ligure per i rifiuti per raccogliere le proposte dei soggetti industriali interessati alla realizzazione e alla gestione dell’impianto.
Ora inizia la valutazione tecnica delle offerte presentate. Resta però ancora aperta la questione più delicata: la localizzazione dell’inceneritore.
Tra le aree indicate nelle proposte figurano ancora la Val Bormida e, in particolare, i territori di Cairo Montenotte-Ferrania e Cengio. Non risulterebbero invece presentate proposte per l’area genovese di Scarpino.
La Val Bormida continua quindi a essere concretamente esposta al rischio di diventare il luogo nel quale la Liguria potrebbe concentrare lo smaltimento dei propri rifiuti indifferenziati.
La fase delle proposte è terminata, ma la localizzazione non è ancora decisa
La conclusione dell’avviso pubblico non equivale all’assegnazione definitiva dell’opera e nemmeno alla scelta formale del sito.
Le proposte dovranno essere analizzate sotto il profilo tecnico, economico, ambientale e amministrativo. Successivamente la Regione dovrà decidere se una delle soluzioni presentate possa diventare la base per una vera procedura di gara.
La Regione Liguria ha dichiarato di voler ricercare un confronto con i territori prima di procedere. Una posizione che dovrà però essere verificata nei fatti.
Il consenso territoriale non può ridursi a una semplice comunicazione successiva a decisioni già assunte. Deve invece rappresentare una condizione preliminare e sostanziale.
Cairo Montenotte e Cengio tra le aree ancora coinvolte
Le indicazioni emerse confermano che la Val Bormida rimane uno dei territori maggiormente interessati dalle proposte industriali.
A Cairo Montenotte l’attenzione si concentra soprattutto sull’area di Ferrania, mentre un’altra ipotesi riguarda il territorio di Cengio, già segnato dalla pesante eredità ambientale e industriale dell’ACNA.
Si tratta di una prospettiva che incontra una forte opposizione da parte dei cittadini, delle associazioni, dei comitati e di numerose amministrazioni locali, sia liguri sia piemontesi.
La Val Bormida ha già sopportato per decenni le conseguenze di scelte industriali imposte dall’alto. Non è quindi accettabile che venga nuovamente considerata come un territorio sacrificabile.
Il lavoro del Coordinamento sta producendo i primi risultati
In questi mesi il Coordinamento No Inceneritore Valle Bormida Ligure e Piemontese ha svolto un’importante attività di informazione, confronto e mobilitazione.
Il Coordinamento ha saputo riunire associazioni, comitati locali, gruppi di cittadini e realtà appartenenti a territori diversi, superando anche il confine amministrativo tra Liguria e Piemonte.
Questa azione sta producendo i primi risultati concreti.
Il dibattito non è più circoscritto a pochi soggetti. La contrarietà al progetto è diventata un tema centrale per amministrazioni comunali, consiglieri regionali, associazioni ambientaliste e cittadini.
Sempre più Comuni stanno assumendo posizioni ufficiali contrarie alla realizzazione dell’impianto e chiedono trasparenza sull’iter seguito dalla Regione Liguria.
La mobilitazione ha inoltre impedito che la vicenda venisse gestita nel silenzio o presentata come una scelta esclusivamente tecnica e inevitabile.
La posizione dei Comuni della Valle Bormida
Numerosi sindaci e amministratori locali hanno manifestato la propria contrarietà alla realizzazione dell’inceneritore.
Anche il Consiglio comunale di Cairo Montenotte ha affrontato formalmente la questione, esprimendo una posizione contraria alla localizzazione dell’impianto sul territorio comunale e chiedendo maggiori garanzie e informazioni sull’intero procedimento.
Le opposizioni hanno inoltre richiesto di verificare tutti gli strumenti amministrativi e legali disponibili per tutelare il territorio.
L’unità istituzionale è un elemento fondamentale. Di fronte a un progetto di questa portata non possono esserci ambiguità, silenzi o posizioni attendiste.
Ogni amministrazione deve dichiarare con chiarezza se intende difendere il territorio oppure accettare che la Val Bormida diventi il punto di arrivo dei rifiuti prodotti prevalentemente altrove.
Un impianto sproporzionato rispetto ai rifiuti prodotti dalla Valle
Uno degli aspetti più contestati riguarda la provenienza dei rifiuti che alimenterebbero l’impianto.
La quota prodotta in Val Bormida rappresenterebbe una parte minima dei rifiuti indifferenziati liguri, mentre la maggioranza dei materiali destinati alla combustione arriverebbe soprattutto dall’area metropolitana genovese e da altri territori regionali.
La Valle verrebbe quindi chiamata a sopportare le conseguenze ambientali, sanitarie, logistiche ed economiche di un sistema che non ha saputo raggiungere livelli adeguati di raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti.
Questo modello contrasta anche con il principio di prossimità, secondo il quale i rifiuti dovrebbero essere trattati il più vicino possibile ai luoghi nei quali vengono prodotti.
Traffico pesante e impatto sulla viabilità
La realizzazione di un inceneritore comporterebbe un aumento significativo del traffico pesante lungo le strade della Val Bormida.
Ogni giorno sarebbero necessari numerosi viaggi di camion per trasportare i rifiuti verso l’impianto e successivamente allontanare le ceneri, i residui della combustione e gli altri materiali di scarto.
Le infrastrutture stradali della Valle presentano già criticità evidenti. L’aumento dei mezzi pesanti produrrebbe ulteriori conseguenze in termini di rumore, emissioni, sicurezza stradale, usura delle strade e qualità della vita dei residenti.
Un impianto di questo tipo dovrebbe eventualmente essere collocato vicino ai principali luoghi di produzione dei rifiuti, non in un territorio periferico costretto a ricevere materiali provenienti da tutta la regione.
Le ceneri rappresentano un problema, non una soluzione
L’incenerimento non elimina i rifiuti. Li trasforma.
Alla fine del processo rimangono ceneri pesanti, ceneri leggere, polveri e residui derivanti dai sistemi di filtraggio. Una parte di questi materiali richiede trattamenti e smaltimenti specifici e può essere classificata come pericolosa.
Il recente caso delle ceneri depositate nell’area di Bragno dimostra quanto possa essere difficile gestire correttamente anche residui industriali già esistenti.
Se il territorio continua ad avere problemi nella gestione delle ceneri del passato, è legittimo domandarsi come potrebbe affrontare le ulteriori quantità prodotte ogni anno da un nuovo inceneritore.
Non basta quindi parlare dell’impianto che brucia i rifiuti. È necessario spiegare con chiarezza dove verrebbero portate le ceneri, quali soggetti se ne occuperebbero, quali sarebbero i costi e quali controlli verrebbero effettuati.
Il confronto con l’inceneritore del Gerbido
Tra gli impianti spesso citati come modello figura il termovalorizzatore del Gerbido, nell’area metropolitana di Torino.
Il confronto con quell’esperienza dimostra però che un inceneritore richiede una complessa gestione delle emissioni, delle ceneri, dei controlli ambientali, della manutenzione e dei flussi continui di rifiuti.
Un impianto progettato per funzionare per decenni deve essere alimentato costantemente. Questo può entrare in conflitto con gli obiettivi di riduzione dei rifiuti, recupero di materia e incremento della raccolta differenziata.
La dipendenza economica dalla quantità di materiale bruciato rischia infatti di trasformare i rifiuti in un combustibile da garantire nel tempo anziché in una risorsa da ridurre e recuperare.
Il rischio di bloccare la transizione verso l’economia circolare
La realizzazione di un grande inceneritore potrebbe condizionare per decenni la politica regionale dei rifiuti.
Gli elevati costi di costruzione e gestione richiederebbero flussi costanti di rifiuti indifferenziati per rendere economicamente sostenibile l’impianto.
La Regione rischierebbe quindi di investire in una tecnologia rigida proprio mentre l’Europa indica come prioritarie la prevenzione, il riuso, la riparazione, il riciclo e il recupero di materia.
Costruire oggi un impianto destinato a funzionare per trenta o quarant’anni significa assumere decisioni che peseranno sulle generazioni future.
Le alternative all’incenerimento esistono
Dire no all’inceneritore non significa ignorare il problema dei rifiuti.
Significa scegliere una strategia diversa, fondata sulla riduzione della produzione, sulla raccolta differenziata di qualità e sul recupero dei materiali.
Tra le misure necessarie rientrano:
- l’estensione della raccolta porta a porta;
- l’introduzione della tariffazione puntuale;
- la premialità per i cittadini e le imprese virtuose;
- la riduzione degli imballaggi monouso;
- il riuso e la riparazione dei prodotti;
- il compostaggio della frazione organica;
- il miglioramento degli impianti di selezione;
- il recupero dei materiali ancora presenti nel rifiuto residuo;
- la realizzazione di centri per il riciclo e il recupero di materia;
- l’applicazione di sistemi di deposito cauzionale.
Un ruolo importante potrebbe essere svolto dai Centri di Riciclo e Recupero dei Materiali, capaci di separare ulteriormente il rifiuto residuo, recuperare frazioni ancora utilizzabili e ridurre progressivamente ciò che deve essere smaltito.
Queste soluzioni richiedono programmazione e investimenti, ma permettono di creare occupazione, innovazione e filiere economiche legate al recupero della materia.
La Val Bormida non può essere nuovamente sacrificata
La Val Bormida porta ancora i segni delle pesanti scelte industriali del passato.
Il territorio ha conosciuto inquinamento, bonifiche incomplete, crisi occupazionali e conseguenze che continuano a pesare sulle comunità locali.
Per questo motivo la questione non è soltanto tecnica, ma anche etica.
Non è accettabile chiedere ancora una volta alla stessa Valle di farsi carico delle inefficienze e dei rifiuti prodotti prevalentemente da altri territori.
La salute dei cittadini, la tutela dell’ambiente e il futuro delle nuove generazioni devono venire prima degli interessi industriali e delle convenienze economiche.
La battaglia continua
La procedura non è ancora conclusa e nessuna localizzazione può essere considerata definitivamente decisa.
Proprio per questo la mobilitazione deve continuare.
Il lavoro svolto dal Coordinamento No Inceneritore Valle Bormida Ligure e Piemontese sta portando i primi frutti: cresce l’informazione, aumentano le adesioni e sempre più amministrazioni sono costrette a prendere posizione.
Sarà necessario seguire con attenzione ogni passaggio della valutazione tecnica, richiedere la pubblicazione dei documenti, verificare la correttezza delle procedure e utilizzare tutti gli strumenti istituzionali, amministrativi e legali disponibili.
L’obiettivo deve restare chiaro: impedire la costruzione dell’inceneritore in Val Bormida e promuovere un modello di gestione dei rifiuti fondato sulla riduzione, sul riuso e sul recupero di materia.
La Val Bormida non è una terra da sacrificare. È un territorio da proteggere, risanare e restituire alle future generazioni.
