Il Movimento 5 Stelle savonese rilancia il no al termovalorizzatore in Val Bormida e chiede investimenti su bonifiche, riciclo ed economia circolare.

La questione del termovalorizzatore torna al centro del dibattito politico ligure e il Movimento 5 Stelle savonese rilancia la propria contrarietà all’ipotesi di un impianto in Val Bormida. A intervenire è Stefania Scarone, coordinatrice provinciale del M5S Savona, che punta il dito contro quella che definisce una visione ormai superata della gestione dei rifiuti.

“La Regione Liguria continua a considerare la Val Bormida come un territorio sacrificabile. Prima si parla di localizzare qui l’inceneritore; poi emerge perfino l’ipotesi di portare i rifiuti fuori regione. In ogni caso manca ancora una risposta seria sulla vera domanda: perché non investire davvero su riduzione, riciclo ed economia circolare?”

Scarone ricorda come la Val Bormida abbia già subito per decenni pesanti conseguenze ambientali e sanitarie, e sottolinea che l’idea di un nuovo impianto di combustione dei rifiuti viene percepita da molti cittadini come l’ennesima imposizione calata dall’alto.

Secondo l’esponente pentastellata, la contrarietà espressa dai 19 sindaci della Valle rappresenta “un fatto politico importante” che non può essere ignorato.

“Pensare oggi di imporre un nuovo impianto di combustione dei rifiuti significa ignorare la storia di questo territorio e le preoccupazioni espresse con chiarezza da cittadini, associazioni e amministratori locali”.

Nel mirino del Movimento 5 Stelle c’è anche la narrazione della cosiddetta “termovalorizzazione” come soluzione moderna e sostenibile.

Scarone cita infatti alcuni dati relativi all’impianto del Gerbido di Torino:

“Nel 2016 l’inceneritore ha trattato oltre 439 mila tonnellate di rifiuti producendo più di 113 mila tonnellate di scorie, ceneri e residui speciali da smaltire. I rifiuti non spariscono: vengono trasformati in emissioni e ceneri”.

Il riferimento va anche al modello danese di Copenaghen, spesso indicato come esempio virtuoso di gestione del fine ciclo. Secondo Scarone, però, la stessa Danimarca starebbe oggi ridimensionando quel modello, prevedendo una riduzione della capacità di incenerimento entro il 2030 anche per l’impatto in termini di emissioni di CO₂ e per la necessità di importare rifiuti dall’estero per mantenere economicamente sostenibili gli impianti.

Per il M5S il futuro della Val Bormida dovrebbe seguire una direzione completamente diversa:

  • bonifiche ambientali vere;
  • valorizzazione del territorio;
  • turismo sostenibile;
  • agricoltura di qualità;
  • innovazione;
  • sviluppo delle filiere del riciclo e dell’economia circolare.

“Non un’economia fondata sull’arrivo di rifiuti da altre province o regioni”.

Infine, Scarone rivendica il ruolo della mobilitazione popolare che negli ultimi mesi ha coinvolto cittadini, comitati e amministratori locali:

“La mobilitazione dei cittadini sta già producendo risultati importanti. Se oggi si parla apertamente di difficoltà politiche e territoriali sul progetto, è perché la Valle si è unita. E questa unità dovrà continuare”.


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