Il dibattito sulla DGR 123/2026 riaccende le preoccupazioni sul sovraffollamento ospedaliero e sulla sicurezza dei ricoverati negli ospedali liguri.

Nel dibattito acceso in Liguria attorno alla DGR 123/2026 sulla gestione del sovraffollamento ospedaliero, emergono posizioni molto critiche da parte di professionisti che operano quotidianamente nell’emergenza sanitaria.

Tra queste, assumono particolare rilievo le riflessioni del dottor Giorgio M. Cortassa, vicepresidente della Federazione Italiana Medicina d’Emergenza Urgenza e Catastrofi (FIMEUC) e presidente del Sindacato Professionisti Emergenza Sanitaria (SPES), che affronta il tema dal punto di vista del rischio clinico e della sicurezza delle cure.

Il nodo centrale riguarda un fenomeno sempre più diffuso negli ospedali: il sovraffollamento cronico.

Boarding e “appoggi”: il problema nascosto

Secondo Cortassa, il boarding nei Pronto Soccorso e i ricoveri “in appoggio” sono due facce dello stesso problema.

Il boarding riguarda i pazienti che restano per ore — talvolta giorni — nei Pronto Soccorso in attesa di un posto letto. Gli “appoggi”, invece, sono i ricoveri effettuati in reparti diversi da quelli realmente appropriati per la patologia del paziente.

Ed è proprio qui che emerge la preoccupazione più forte: spostare rapidamente un paziente fuori dal Pronto Soccorso non significa automaticamente garantire cure più sicure.

Se un paziente viene collocato in un reparto non specialistico solo perché “c’è posto”, il rischio clinico può rimanere elevato.

Sicurezza delle cure: non basta avere un letto

L’intervento richiama un principio fondamentale: la sicurezza del paziente non dipende soltanto dalla disponibilità di un posto letto.

  • personale adeguato,
  • competenze specifiche,
  • continuità assistenziale,
  • monitoraggio corretto,
  • organizzazione efficiente.

In un sistema ospedaliero già sotto forte pressione, il rischio è che si creino ricoveri formalmente corretti ma clinicamente sub-ottimali.

Cortassa sottolinea inoltre che ridurre il sovraffollamento del Pronto Soccorso senza affrontare contemporaneamente il problema degli appoggi rischia semplicemente di “spostare” il problema da un reparto all’altro.

Carenza di personale e pressione sugli operatori

Il tema della sicurezza riguarda anche gli operatori sanitari.

Le carenze di personale medico e infermieristico, unite alla saturazione dei reparti, aumentano il rischio di:

  • stress operativo,
  • ritardi decisionali,
  • difficoltà di coordinamento,
  • maggiore possibilità di errore.

Per questo viene evidenziata la necessità di una gestione più cooperativa tra Pronto Soccorso, Medicina Interna e altri reparti ospedalieri, evitando conflitti tra specialità e puntando invece su una reale integrazione clinica.

Una sanità che rischia di adattarsi all’emergenza permanente

Uno dei passaggi più significativi dell’analisi riguarda il rischio di trasformare l’emergenza in normalità.

Se il sistema sanitario non viene rafforzato sul territorio, nei posti letto disponibili e nel personale, il pericolo è che il sovraffollamento venga semplicemente gestito, senza essere realmente risolto.

Secondo Cortassa, il modello organizzativo dovrà quindi essere verificato sul campo attraverso monitoraggi continui e correzioni progressive, con l’obiettivo di costruire un sistema sanitario capace di imparare dagli errori e migliorarsi.

Una sanità che non si limiti a “resistere” alla crisi, ma che sappia evitare che la crisi stessa diventi la condizione ordinaria degli ospedali liguri.


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