Il dibattito sul ribaltamento del casello di Albisola riporta al centro il tema delle opere strategiche incompiute e del traffico pesante che continua a gravare sul territorio savonese.

Ancora una volta il tema del ribaltamento del casello autostradale di Albisola Superiore riporta al centro del dibattito il vero nodo irrisolto della viabilità savonese: un territorio soffocato dal traffico pesante e da opere strategiche annunciate da decenni ma mai completate.

Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, il gruppo di opposizione “Uniti per Albisola” ha sollevato con forza una questione che riguarda non solo Albisola Superiore ma tutto il comprensorio savonese: senza il ribaltamento del casello verso la futura Aurelia Bis, il rischio concreto è quello di realizzare un’infrastruttura già “monca” alla nascita, incapace di intercettare davvero il traffico diretto al porto e alleggerire il centro abitato.

L’interrogazione presentata dai consiglieri Stefania Scarone, Cello, Proto e Corona ha posto domande precise: esiste un progetto concreto? Chi sta lavorando all’intervento? C’è un cronoprogramma? Sono stati prodotti atti ufficiali o accordi formali?

Secondo l’opposizione, la risposta ricevuta dall’amministrazione è stata insufficiente: nessuna tempistica certa, nessun documento sottoscritto, nessuna garanzia concreta sull’avanzamento dell’opera.

E qui emerge il problema politico più profondo. Da anni il centrodestra governa praticamente a tutti i livelli istituzionali coinvolti: Comune, Regione e Governo nazionale. Eppure il territorio continua ad attendere soluzioni definitive sia per l’Aurelia Bis sia per le opere complementari indispensabili a renderla davvero efficace.

Il sindaco Maurizio Garbarini ha ribadito che il ribaltamento del casello è “propedeutico” alla variante Aurelia e che Ministero e Regione starebbero lavorando sul tema. Ma parole simili vengono ripetute ormai da troppo tempo senza che i cittadini vedano risultati tangibili.

Nel frattempo, il traffico pesante continua ad attraversare i centri abitati, con conseguenze evidenti sulla qualità della vita, sulla sicurezza stradale e sull’inquinamento atmosferico e acustico.

Il punto politico sollevato dalla minoranza appare chiaro: non basta continuare a dichiarare che l’opera è strategica, urgente e prioritaria. Dopo anni di annunci servono atti ufficiali, risorse certe, cronoprogrammi pubblici e soprattutto cantieri che procedano davvero.

La vicenda del casello rischia infatti di diventare l’ennesimo simbolo di una grande incompiuta ligure, esattamente come l’Aurelia Bis: un’opera promessa da decenni, utilizzata spesso come argomento elettorale, ma ancora lontana dal risolvere concretamente i problemi quotidiani dei cittadini.

La domanda che oggi molti si pongono è semplice: quanto tempo dovrà ancora aspettare il territorio savonese prima di vedere trasformate le promesse in realtà?

Rubrica: Rassegna stampa locale


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