La compattezza della Val Bormida apre le prime crepe nel progetto regionale del termovalorizzatore. Ora emerge perfino l’ipotesi di costruire l’impianto fuori dalla Liguria. Un segnale politico che dimostra la forza della mobilitazione del territorio.

Le dichiarazioni emerse nel Consiglio regionale ligure rappresentano un passaggio politico importante nella battaglia contro il progetto del termovalorizzatore che da mesi preoccupa la Val Bormida.

Secondo quanto riportato da la Repubblica Genova, prende quota persino l’ipotesi di realizzare l’impianto fuori dalla Liguria, ammettendo implicitamente le enormi difficoltà politiche e sociali incontrate sul territorio.

Non è un dettaglio.
È il segnale evidente che il lavoro portato avanti dal Coordinamento No Inceneritore, dai comitati, dalle associazioni e soprattutto dai cittadini della Valle sta producendo risultati concreti.

Per mesi qualcuno ha raccontato la Val Bormida come il luogo “più adatto” ad accogliere l’impianto destinato a chiudere il ciclo dei rifiuti liguri. Ma la risposta del territorio è stata forte, compatta e trasversale.

Assemblee pubbliche partecipate, documenti tecnici, prese di posizione dei sindaci, mobilitazioni e un’informazione continua hanno fatto emergere tutte le contraddizioni di un progetto che rischiava di trasformare ancora una volta la Valle in un’area di sacrificio ambientale.

La frase pronunciata in Consiglio regionale dall’assessore Giampedrone, secondo cui senza il consenso delle comunità locali “non è quello che vogliamo fare”, certifica una realtà politica precisa: oggi non esiste alcun consenso sociale per costruire un inceneritore in Val Bormida.

Ed è proprio qui il punto centrale.

La Val Bormida non può continuare a pagare il prezzo delle scelte sbagliate di altri territori. Dopo decenni segnati dalle ferite industriali e ambientali, i cittadini hanno tutto il diritto di difendere salute, ambiente, qualità della vita e prospettive economiche sostenibili.

Il messaggio che arriva dalla Valle è chiaro: la Val Bormida appartiene ai valbormidesi e non diventerà la discarica di Genova.

In queste settimane il Coordinamento No Inceneritore ha dimostrato che quando un territorio resta unito, informato e determinato può incidere davvero nelle scelte politiche regionali.

Il fatto stesso che oggi si discuta apertamente di alternative fuori regione dimostra che la mobilitazione ha spostato il baricentro del dibattito.

La battaglia naturalmente non è conclusa.
Ma per la prima volta emergono segnali concreti che confermano quanto la pressione civica e istituzionale della Valle stia diventando impossibile da ignorare.


Fonte: articolo pubblicato da la Repubblica Genova il 20 maggio 2026.

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