La battaglia contro il termovalorizzatore entra ufficialmente anche nel Consiglio provinciale di Savona.


Un segnale politico importante che dimostra quanto la mobilitazione del Coordinamento NO Inceneritore e dei cittadini della Val Bormida stia incidendo nel dibattito pubblico.

Il dibattito sul possibile termovalorizzatore in Val Bormida entra ufficialmente anche nel Consiglio provinciale di Savona.

Il gruppo “Uniti per la Provincia” ha infatti presentato un’interrogazione a risposta scritta chiedendo al presidente della Provincia, Pierangelo Olivieri, di chiarire pubblicamente quale sia la posizione ufficiale dell’ente su un progetto che continua a preoccupare cittadini, amministrazioni e associazioni del territorio.

L’interrogazione, firmata dai consiglieri provinciali Rodolfo Mirri, Marisa Ghersi, Marco Lima e Massimo Niero, mette al centro una questione politica e istituzionale ormai inevitabile: la Val Bormida vuole davvero diventare il luogo scelto per chiudere il ciclo dei rifiuti della Liguria?

Nel documento si ricorda come tutti i 19 sindaci della valle abbiano già espresso forti preoccupazioni e contrarietà rispetto all’ipotesi di realizzare un impianto di trattamento termico dei rifiuti sul territorio.

Una posizione che è stata formalizzata anche in atti ufficiali dei consigli comunali, come quello approvato all’unanimità dal Consiglio comunale di Cairo Montenotte il 28 aprile 2025.

Il ruolo del Coordinamento NO Inceneritore

Ma il dato politico più rilevante è un altro: la crescente mobilitazione popolare che in questi mesi ha cambiato il clima attorno al progetto.

Il Coordinamento NO Inceneritore Valle Bormida Ligure & Piemontese, sostenuto da centinaia di cittadini, associazioni, tecnici e amministratori locali, ha avuto il merito di riportare il tema fuori dalle stanze tecniche e dentro il dibattito pubblico.

Assemblee partecipatissime, incontri informativi, raccolte firme e approfondimenti tecnici hanno contribuito a costruire una consapevolezza diffusa sui possibili impatti ambientali, sanitari ed economici di un impianto di questo tipo.

Durante gli incontri pubblici sono stati illustrati dati e documenti relativi ad altri impianti italiani, evidenziando come gli inceneritori producano comunque enormi quantità di residui e ceneri speciali da smaltire.

Le associazioni del Coordinamento hanno inoltre sottolineato il rischio economico e sociale legato alla svalutazione immobiliare, al possibile danno per agricoltura e turismo e alla prospettiva di importazione di rifiuti extra-regionali necessaria per mantenere economicamente sostenibile un impianto di grandi dimensioni.

Una valle che chiede rispetto

La Val Bormida è un territorio che per decenni ha già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari.

Per questo cresce la convinzione, tra cittadini e amministratori, che il futuro della valle debba passare attraverso bonifiche, turismo sostenibile, agricoltura di qualità, valorizzazione ambientale ed economia circolare, non attraverso nuovi impianti impattanti.

L’interrogazione provinciale rappresenta dunque un ulteriore passaggio politico importante.

La richiesta avanzata al presidente Olivieri è chiara: serve trasparenza istituzionale e serve soprattutto una posizione netta e coerente rispetto a quanto già espresso dai sindaci del territorio.

La sensazione è che la partita sia ancora apertissima. Ma una cosa appare ormai evidente: senza la mobilitazione continua del Coordinamento e dei cittadini della valle, il dibattito sul termovalorizzatore sarebbe probabilmente rimasto confinato a tavoli tecnici e decisioni calate dall’alto.

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