
Il cosiddetto “Modello Genova”, per anni indicato come esempio amministrativo del centrodestra ligure, mostra oggi segnali di difficoltà tra problemi finanziari, tensioni politiche e nuovi equilibri nel panorama regionale.
C’era una volta il “Modello Genova”. Non è passato molto tempo, eppure sembra appartenere a un’altra stagione politica. La Liguria era diventata il simbolo di un centrodestra capace di governare e di amministrare con efficacia. Giovanni Toti veniva indicato come possibile ministro in un futuro governo guidato da Giorgia Meloni, mentre Marco Bucci figurava stabilmente tra i sindaci più apprezzati d’Italia. Genova era stata ribattezzata “meravigliosa”, secondo lo slogan lanciato dallo stesso Bucci. Due leader considerati quasi infallibili.
Oggi però quello schema politico sembra mostrare crepe sempre più evidenti. Dopo appena un paio d’anni, la maggioranza guidata da Bucci – nel frattempo diventato presidente della Regione Liguria – appare più fragile di quanto si pensasse.
I primi segnali di crisi
Il primo campanello d’allarme è stato il caso Amt, l’azienda municipalizzata dei trasporti di Genova. Durante l’amministrazione Bucci aveva introdotto il sistema dei viaggi gratuiti per alcune categorie, ma oggi l’azienda si trova con circa 80 milioni di debiti e una situazione finanziaria che ha sfiorato il collasso. Sulla vicenda sono intervenute anche la Procura e la Corte dei Conti con verifiche e accertamenti. Il presidente Bucci non risulta indagato, ma il caso resta politicamente pesante.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivato anche il disavanzo del Teatro Carlo Felice, stimato in circa due milioni di euro. Una nuova difficoltà che alimenta dubbi sulla solidità del modello amministrativo che per anni era stato indicato come esempio di efficienza.
La variabile Salis e il nuovo scenario politico
Secondo diversi osservatori, il vero elemento che ha agitato gli equilibri del centrodestra ligure è stata l’ascesa politica di Silvia Salis. Quando Bucci ha accettato la candidatura alla guida della Regione – anche su impulso di Giorgia Meloni – è diventato evidente il rischio che il Comune di Genova potesse tornare al centrosinistra, lasciando alla nuova amministrazione la gestione di dossier complicati come quello di Amt.
Nel frattempo il clima politico genovese sembra cambiare rapidamente. Parte del sistema mediatico e del mondo economico legato al porto osserva con attenzione i nuovi equilibri, mentre si registrano segnali di possibile riposizionamento anche all’interno della maggioranza regionale.
I movimenti dentro la maggioranza
Il termometro politico viene individuato nei movimenti di due consiglieri regionali di lungo corso: Giovanni Boitano e Alessandro Bozzano, entrambi legati politicamente alla stagione di Giovanni Toti.
Boitano ha alle spalle un passato nel centrosinistra durante la giunta Burlando. Alle ultime regionali aveva condotto una campagna elettorale molto personale, con manifesti che mettevano in evidenza il suo volto più che lo schieramento politico. Alla fine scelse di sostenere Bucci contro Andrea Orlando, dimostrando ancora una volta la sua abilità nel leggere gli equilibri politici.
Bozzano, invece, negli ultimi mesi non ha risparmiato critiche al presidente Bucci. Anche lui ha origini politiche nel campo progressista e in passato è stato nel Partito Democratico. Nei corridoi della Regione si parla da tempo di un possibile corteggiamento da parte del centrosinistra.
Per mettere davvero in crisi la maggioranza servirebbe però un terzo consigliere disposto a cambiare campo. Tra i nomi che circolano compare quello di Federico Bogliolo, eletto con la Lista Bucci ma politicamente vicino all’area legata a Ilaria Cavo, figura centrale del cosiddetto totismo.
Fantapolitica o nuovo equilibrio?
Molti osservatori ritengono però difficile immaginare che consiglieri regionali, a metà mandato, possano accettare il rischio di un ritorno anticipato alle urne con tutte le incognite politiche ed economiche che questo comporterebbe.
Ciò non toglie che il peso politico di alcuni consiglieri oggi sia cresciuto. In situazioni di equilibrio instabile, il valore di un singolo voto può diventare determinante. E qualcuno ipotizza che, in uno scenario del genere, potrebbero aprirsi trattative anche su incarichi di governo regionale, come una possibile poltrona da assessore.
Resta poi da capire quale sarebbe la reazione dello stesso Bucci: accetterebbe di governare con una maggioranza fragile, costretto a cercare voti su ogni provvedimento, oppure sceglierebbe uno strappo politico più netto?
L’incognita del futuro politico di Salis
A complicare ulteriormente il quadro c’è il futuro politico di Silvia Salis. In un’intervista a La Stampa, la sindaca ha dichiarato apertamente di non escludere un impegno futuro nella politica nazionale.
Alcuni osservatori hanno ipotizzato addirittura una sua candidatura a premier, ipotesi che appare però poco realistica. È difficile immaginare che leader consolidati come Elly Schlein o Giuseppe Conte possano lasciare spazio a una figura entrata sulla scena politica solo da pochi mesi.
Altri scenari ipotizzano invece una possibile candidatura di Salis alla presidenza della Regione Liguria in futuro. La sindaca piace a sinistra ma mantiene anche un profilo moderato: è apparsa pubblicamente accanto al sindaco di Milano Beppe Sala e gode del sostegno di figure centriste come Matteo Renzi.
Il ruolo dell’area totiana
Un altro fattore decisivo sarà il comportamento dell’area politica legata a Giovanni Toti, tutt’altro che scomparsa dal panorama ligure. Secondo alcune ricostruzioni, proprio quell’area alle ultime elezioni comunali avrebbe mostrato segnali di freddezza nei confronti del candidato sostenuto da Bucci, Pietro Piciocchi, guardando con interesse alla nuova leadership emergente rappresentata da Salis.
Se questa tendenza dovesse consolidarsi, gli equilibri politici della Liguria potrebbero cambiare più rapidamente del previsto.
Le prossime settimane saranno decisive. Il cosiddetto “Modello Genova”, per anni raccontato come esempio di stabilità amministrativa, si trova oggi davanti alla sua prova più difficile.
Fonte: Marco Franchi, Il Fatto Quotidiano – 11 marzo 2026
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