Eolico in Liguria, la verità emerge: Savona è già satura.
Ora basta concentrare impianti sempre negli stessi territori.

Serve una scelta politica chiara:
✔ stop nelle aree già compromesse
✔ pianificazione equa a livello regionale
✔ rispetto per la Val Bormida

Dalle parole ai fatti.

La Regione Liguria ha approvato il nuovo Piano energetico ambientale al 2030. Obiettivi chiari: più rinnovabili, meno dipendenza dai fossili. Ma sul territorio, soprattutto nel Savonese e in Val Bormida, emerge una contraddizione sempre più evidente: si continua a parlare di transizione ecologica senza una vera pianificazione territoriale.

Lo ha riconosciuto anche l’assessore regionale Paolo Ripamonti: la provincia di Savona è “ampiamente satura” di impianti eolici.

Il punto politico: la saturazione è già raggiunta

Gran parte dell’eolico ligure si concentra nel Savonese, in particolare nei crinali della Val Bormida e delle aree interne. Questo significa una cosa semplice: non esiste più equilibrio territoriale.

Non è solo una percezione dei cittadini o dei comitati. Lo dimostrano i fatti: progetti che si moltiplicano sugli stessi territori, impatti cumulativi mai realmente valutati, comunità locali sempre più contrarie.

Un caso emblematico è quello di Altare, dove il Comune ha espresso la propria contrarietà al progetto eolico “Cravarezza”, denunciando la fragilità del territorio, il rischio idraulico e l’assenza di un reale coinvolgimento della popolazione.

Il paradosso del nuovo piano

Il Piano regionale introduce elementi condivisibili: contenere nuove installazioni eoliche, puntare sul revamping e sul repowering degli impianti esistenti, sviluppare soprattutto il fotovoltaico.

Ma resta una domanda politica centrale: perché questa consapevolezza arriva solo ora, dopo anni di concentrazione incontrollata proprio in Val Bormida?

Val Bormida: da territorio fragile a distretto energetico?

La Val Bormida ha già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e industriali. Ex aree produttive, servitù energetiche, ipotesi di inceneritore, nuovi progetti eolici: il rischio è quello di trasformare questo territorio in una piattaforma di servizio per scelte decise altrove.

Una transizione ecologica vera non può funzionare così. Non può scaricare sempre sugli stessi territori il peso degli impianti, delle infrastrutture e degli impatti paesaggistici.

Dalle parole ai fatti

Se la Regione riconosce che la provincia di Savona è satura, allora deve compiere un passo conseguente: fermare nuove concentrazioni e costruire una vera programmazione territoriale dell’eolico.

Servono regole chiare sulle aree idonee, valutazioni serie sugli impatti cumulativi, coinvolgimento reale dei Comuni e delle comunità locali. Non bastano dichiarazioni di principio. Occorrono atti amministrativi, vincoli, pianificazione.

La Val Bormida non può diventare il retrobottega energetico della Liguria.

La vera alternativa

Il Piano stesso indica una strada diversa: fotovoltaico sui tetti, comunità energetiche, efficienza energetica, recupero degli impianti esistenti. È lì che bisogna investire con decisione, evitando nuovo consumo di crinali, boschi e paesaggi interni.

La transizione ecologica deve essere giusta, distribuita e condivisa. Altrimenti diventa solo un’altra forma di sfruttamento territoriale.

Conclusione

La Regione ha finalmente ammesso il problema: Savona è satura. Ora deve dimostrare di volerlo risolvere davvero.

Perché la Val Bormida non può continuare a pagare il prezzo più alto mentre altri territori restano alla finestra.

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