Rubrica: I cittadini ci scrivono


La Val Bormida torna al centro del dibattito sul possibile inceneritore. La lettera di un cittadino, Sergio Restagno, solleva dubbi sul metodo di scelta dei siti e riapre una domanda cruciale: chi decide davvero il futuro del territorio?

C’è un filo sottile che lega ironia, rabbia e disillusione nella lettera che pubblichiamo oggi. A scrivere è Sergio Restagno, cittadino della Val Bormida, che con toni taglienti racconta ciò che molti stanno percependo: la sensazione che le decisioni sul futuro del territorio siano già state prese altrove.

Il titolo è già un programma: “Come ti piazzo un inceneritore”.

Un territorio dimenticato… finché non serve

La lettera descrive una Val Bormida fatta di strade difficili, servizi che arretrano e giovani che se ne vanno. Un territorio spesso ignorato, che torna improvvisamente centrale non per sviluppo o lavoro, ma per ospitare un impianto impattante.

“Hanno trovato finalmente la soluzione per valorizzarle… le cinque aree idonee alla localizzazione dell’inceneritore”

Dubbi tecnici e scelte discutibili

Restagno solleva criticità precise sul metodo utilizzato:

  • cartografie non adeguate
  • esclusione del trasporto ferroviario
  • classificazioni discutibili della viabilità
  • criteri applicati in modo non coerente

Il risultato è una sensazione netta: che lo studio sia stato costruito per confermare una scelta già presa.

“Quanto letto e analizzato appare contraddittorio e forse preconfezionato”

La “vocazione industriale”: una condanna

Il tema centrale è quello della cosiddetta vocazione industriale. Aree già compromesse diventano ancora una volta candidate a nuovi impatti.

Chi ha già pagato, deve continuare a pagare?

La sfiducia nelle istituzioni

Nel finale emerge una forte critica al processo decisionale. Non solo una questione tecnica, ma una perdita di fiducia nelle istituzioni e nei meccanismi di scelta.

Un messaggio che va oltre il caso locale

Questa lettera è il segnale di un clima diffuso:

  • scelte calate dall’alto
  • territori considerati sacrificabili
  • partecipazione ridotta a formalità

Chi decide davvero il futuro di questi territori?


✍️ Lettera firmata: Sergio Restagno

Rubrica “I cittadini ci scrivono”
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