
Giovani in fuga da Savona: precarietà, pochi lavori stabili e costi della vita sempre più alti. Il territorio rischia di perdere il suo futuro.
La fotografia è netta e non ammette più letture rassicuranti: la provincia di Savona sta perdendo i suoi giovani. Non lentamente, ma in modo strutturale.
I dati più recenti Istat, rilanciati dalla Cgil di Savona, raccontano una realtà che pesa come un macigno sulle prospettive del territorio. I giovani tra i 15 e i 29 anni rappresentano appena il 13% della popolazione provinciale, mentre gli over 75 raggiungono il 16%. I bambini tra 0 e 15 anni sono solo il 9%.
Non è solo invecchiamento. È desertificazione generazionale.
Un territorio che si svuota
Negli ultimi dieci anni, tra il 2016 e il 2025, circa 2.500 giovani hanno lasciato la provincia per l’estero e altri 6.000 si sono trasferiti in altre regioni italiane. Complessivamente, oltre 20.000 persone hanno abbandonato il territorio nello stesso periodo, e circa la metà sono under 30.
In termini concreti, è come se fossero scomparse intere comunità delle dimensioni di Pietra Ligure, Alassio o Vado Ligure, composte esclusivamente da giovani.
Il lavoro è il nodo centrale
Alla base di questo esodo c’è soprattutto la condizione lavorativa. I dati INPS parlano chiaro: nella fascia 15-24 anni solo il 17% risulta occupato, il valore più basso della Liguria e tra i peggiori in Italia.
Il tasso di disoccupazione giovanile si attesta al 28%, ma raggiunge il 40% tra le giovani donne.
Ancora più preoccupante è la qualità dell’occupazione. Tra gennaio e settembre 2025 si sono registrate 31.000 assunzioni di under 29, ma solo il 3,9% con contratti stabili.
Il resto si divide tra lavoro stagionale, tempo determinato, intermittente e somministrazione. Quasi la metà dei contratti, inoltre, è part-time.
Precari oggi, poveri domani. È questa la traiettoria che rischia di segnare una generazione intera se non si interviene con una strategia seria sul lavoro, sulla casa e sul futuro produttivo del territorio.
Casa, servizi e qualità della vita
Anche la qualità della vita contribuisce alla crisi. Secondo le classifiche più recenti, la provincia si colloca al 74° posto su 107 per condizioni generali dei giovani.
Criticità emergono nella sicurezza, nel costo degli affitti e nella disponibilità di servizi. Il tema della casa resta centrale: a fronte di canoni elevati, si contano circa 7.000 appartamenti vuoti solo nel capoluogo.
È uno dei paradossi più evidenti: tanti immobili vuoti, ma sempre meno possibilità reali per un giovane di costruirsi una vita autonoma sul territorio.
Serve un piano straordinario
Andrea Pasa, segretario generale della Cgil di Savona, ha sintetizzato con parole nette la situazione: allo stato attuale, il territorio non si salva.
Il tema non è solo occupazionale, ma strategico. Serve trasformare l’industria, puntare sull’energia, sull’innovazione, sui data center, sull’intelligenza artificiale e su un modello produttivo capace di creare lavoro stabile e qualificato.
Non bastano bonus, slogan o misure tampone. Serve una visione industriale e sociale di lungo periodo.
La questione politica
La provincia di Savona non può rassegnarsi a diventare un territorio per anziani, seconde case e lavori stagionali. Senza giovani non c’è crescita, non c’è innovazione, non c’è futuro.
Il punto politico è tutto qui: trattenere i giovani significa offrire lavoro dignitoso, casa accessibile, servizi, formazione, mobilità e prospettive concrete.
Continuare a ignorare questi dati significa accettare un declino lento, ma sempre più difficile da invertire.
Conclusione
La fuga dei giovani non è un fenomeno inevitabile. È il risultato di scelte mancate, occasioni perse e politiche insufficienti.
Per invertire la rotta servono investimenti, programmazione e coraggio. La provincia di Savona ha bisogno di un piano straordinario per il lavoro, la casa e il rilancio produttivo.
Perché quando un territorio perde i giovani, non perde solo popolazione. Perde il proprio domani.
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