
Dal simbolo ai voti, passando per le regole dimenticate: Toninelli scomoda la coerenza… ma si tiene la poltrona.
Danilo Toninelli è tornato a parlare. E fin qui, niente di grave. Ma quando lo fa dai microfoni della radio di Stefano Bandecchi, l’imbarazzo si trasforma in satira automatica. Perché il pulpito da cui predica la “coerenza” è già di per sé tutto un programma. Bandecchi, simbolo vivente del trasformismo politico, diventa così il teatro perfetto per ospitare il “vice elevato” Toninelli nella sua ultima omelia moralista.
Il punto centrale della sua predica è: Conte ha tradito il M5S.
Lo dice Toninelli, quello che si definisce “ex M5S” mentre siede ancora nel Collegio dei Probiviri del M5S. Una posizione che, a quanto pare, non richiede né coerenza né dimissioni. Il classico “sono dentro ma contro”, con beneficio di poltrona annesso.
Dice che il MoVimento di oggi è politicamente illegittimo. Bene. Ma allora perché Beppe Grillo dovrebbe fare causa per riprendersi un simbolo appartenente a qualcosa che, a detta loro, è ormai morto? Per bruciarlo in un falò rituale? O forse perché — sorpresa — quel MoVimento è ancora vivo, riceve voti, e si è semplicemente evoluto in una direzione più seria e moderna?
Toninelli confonde (o finge di confondere) valori con regole, e fa passare il limite dei due mandati come l’ultima tavola del decalogo di Mosè. Ma i valori, per chi non vive nel dogma, si adattano. Restano fedeli al principio originario solo se sanno affrontare il presente, non se si impolverano nei salotti delle rievocazioni.
Poi il colpo di genio: “Conte non è un ottimo decisore”.
Giusto: ha riformato il MoVimento, ha tenuto in piedi la baracca nei momenti più difficili, ha guidato milioni di elettori in mezzo alle fughe dei “fedeli”… ma secondo Toninelli non è un “decisore”. Lui, che ha gestito un ministero delle Infrastrutture come se fosse un modellino Lego e che oggi cerca riflettori dove può, tra una causa ipotetica e una predica estemporanea.
E a proposito di cause: da mesi Toninelli annuncia che Grillo farà causa. I giornali lo riportano. Ma degli atti legali, nemmeno l’ombra. Sarà che la causa serve più a nutrire una narrazione personale che a produrre effetti reali? Sarà che l’attesa è l’unico modo per restare aggrappati al ricordo di un potere che non c’è più?
Il Movimento intanto va avanti. Muta, si confronta, si sporca le mani nella realtà. Chi ha veramente lasciato, lo ha fatto con dignità. Chi invece resta aggrappato a una carica ma spara ad alzo zero contro chi lavora, dovrebbe almeno trovare il coraggio — e la decenza — di fare un passo indietro sul serio.
E se proprio Toninelli crede ancora in ciò che predica, si dimetta dai Probiviri. Oppure continui pure a predicare dalla radio di Bandecchi: almeno lì, l’incoerenza è di casa.
L.C.
