mazara del vallo 
L’aspetto che più colpisce, nell’incredibile storia di Maria Cristina Gallo, insegnante di italiano e storia in un istituto superiore di Mazara del Vallo, è la pacatezza: «Non sono animata da rabbia, la mia storia deve servire da monito e va denunciata per i miei figli, per le persone che non hanno soldi e non si possono permettere le cure fuori, per gli utenti della sanità pubblica siciliana. Non deve servire per me. Ormai per me le cose sono andate come sono andate». E sono andate così: operata per un fibroma il 14 dicembre 2023 a Mazara, città in provincia di Trapani, la professoressa Gallo ha ottenuto il referto (molto negativo per lei) dell’esame istologico il 12 agosto 2024, otto mesi (e quattro solleciti-diffide scritti da un avvocato) dopo. Il tumore, nel frattempo, aveva agito in silenzio o quasi.
«Ora ho le metastasi – spiega Cristina Gallo mantenendo il tono della voce calmissimo – e sicuramente nei polmoni non le avevo, perché due mesi dopo l’operazione avevo fatto una radiografia ed erano “puliti”. Il tumore si è diffuso, è raro e molto aggressivo, ora è al quarto stadio». No, non c’è comunque rabbia, nelle parole e nel tono dell’insegnante che ogni settimana va (e torna in giornata) a Milano, all’Istituto nazionale dei tumori per affrontare la chemioterapia, in alcuni casi insufficiente o inadeguata, ad esempio proprio per le metastasi polmonari, «che non vanno via e infatti abbiamo dovuto cambiare tipo di chemio». 
Non si arrabbia neppure quando le viene ricordato che l’ospedale di Castelvetrano, in cui i suoi “vetrini” sono stati dimenticati, è lo stesso che consegnò il referto dell’istologico in 24 ore al latitante Matteo Messina Denaro . «Sì, questa cosa fa riflettere – risponde la paziente che ha atteso troppo a lungo – e io l’ultimo pensiero che avevo era di denunciare quel che è accaduto a me. Mi costa fatica, in mezzo a tanti impegni, i viaggi, la chemio che faccio andando e tornando da Milano in giornata, badare ai miei, mio marito, il figlio adolescente che abita ancora con noi. Però se ne deve parlare». Oltre alla denuncia alla Procura di Marsala, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, di Forza Italia, ha presentato un’interrogazione al ministero della Salute. La Regione Siciliana ha disposto un’ispezione: «Interverremo con fermezza, lo dobbiamo ai pazienti», dice l’assessore Daniela Faraoni. E lo dice dopo che il manager dell’azienda sanitaria provinciale trapanese, Ferdinando Croce, aveva risposto alle richieste di chiarimenti arrivate da Roma, impegnandosi a chiudere entro il 31 marzo con gli istologici di tutto il 2024 e fino a gennaio 2025.
«A me hanno detto – riprende Cristina Gallo – che il mio era uno dei tremila casi di questo tipo. Che c’era gente in attesa da 12, 13 mesi. Quel che io mi chiedo è perché, allora, continuino ad accettare di fare esami di questo genere se non ne hanno i mezzi, le capacità. Dicono di avere carenze di personale: ma allora perché continuare a illudere le persone? È questo atteggiamento di pressappochismo, di menefreghismo, che non va bene». L’ospedale di Mazara non è attrezzato e manda gli esami a Trapani, che li fa eseguire presso il proprio ospedale Sant’Antonio Abate oppure li dirotta a Castelvetrano. Per la professoressa l’istologico doveva essere eseguito in quest’ultima struttura: «Ho dovuto indagare per scoprire dove fosse finito – racconta – e ricevevo sempre risposte evasive, fino a quando non ho fatto scrivere da un avvocato. Abbiamo dovuto mandare quattro solleciti. Quattro. Alla fine ci hanno dato le risposte giuste. Abbiamo scoperto così che non lo avevano mai fatto, lo hanno eseguito soltanto dopo i solleciti». Nel frattempo c’erano stati i mal di pancia, i dolori, le avvisaglie. Confermati poi dal referto del 12 agosto scorso.
«Ora mi curo fuori, ho dovuto arrendermi pure io che avevo trovato giusto e normale farmi operare nell’ospedale della mia città, Mazara, sebbene in tanti mi avessero detto di andare via. “Allora chiudiamo l’ospedale», rispondevo. Ora invece dico che no, non mi farei più curare qui in Sicilia. All’istituto dei tumori, a Milano, la curiosità è che lavorano tantissimi siciliani. Il mio primario di Oncologia è siciliano, gli infermieri sono di Palermo. A Milano ci seguono con attenzione, la struttura funziona. È una cosa che non mi dà pace: perché la sanità lombarda è celere e funziona e la nostra no? Quando scrivevo all’ospedale di Mazara, all’Asp di Trapani, notavo invece che era come se li infastidissi. Ecco perché voglio dare voce a chi non ne ha, nel segno del cambiamento. Perché non possiamo avere una Sicilia diversa?»