Da Orfini a Morassut per arrivare ad Amendola, diversi i malpancisti. A Palazzo Madama pure un ddl “rigenerazione urbana”

Questa volta Giuseppe Conte non deve neppure sforzarsi. Non deve tornare sulle armi o sul sì dei dem al bis della Von der Leyen in Europa, deglutito dalla Elly Schlein che lo ha ammesso così (“quella commissione non la sentiamo nostra”). Mordere la gola del Pd sulla salva-Milano è facile, naturale. “Una forza progressista non fa l’interesse di affaristi con la compiacenza di funzionari comunali e non fa passare per ristrutturazioni dei clamorosi condoni, ritirate quelle firme se volete costruire un’alternativa di governo”, scandisce il leader dei Cinque Stelle dentro la Camera. Si rivolge ai dem, che hanno firmato con le destre la legge ufficialmente salva-Milano, di fatto libera tutti, ovunque, perché basta una Scia – segnalazione certificata di inizio attività – e da una casupola si tira su un grattacielo.
L’ha invocata Giuseppe Sala, sindaco di una metropoli dove ci sono almeno 20 indagini della procura su quei cantieri. Alla Camera, maggioranza e Pd l’hanno già approvata a fine novembre, per il disagio di certi dem che quando si è votato sono usciti fuori dell’aula. Poco prima del voto c’era stata una discussione interna, dove tra gli altri aveva sollevato riserve l’ex ministro agli Affari europei, Vincenzo Amendola: anche lui assente alla votazione finale. Ma di dubbi ne avevano formulati anche Roberto Morassut – ex assessore all’Urbanistica a Roma – e Matteo Orfini, che aveva parlato di “provvedimento sbagliato”, votandolo solo per disciplina di partito. Ora il testo è in Senato, in Commissione Ambiente e Lavori pubblici, dove volevano andare di fretta. “Volevano fare tutto nel chiuso della commissione” racconta la 5Stelle Elena Sironi, che ha dovuto raccogliere le firme di un decimo dei senatori per trasformare la commissione da sede redigente – tradotto: in aula si sarebbe andati solo per votare il testo finale – a referente. Così si scivolerà a gennaio inoltrato. “Ma in Senato c’è un ddl altrettanto pericoloso, quello sulla rigenerazione urbana” avverte Sironi. È un assedio. “Ora non abbiamo fretta, si vedrà poi” prende tempo un maggiorente del Pd. Raccontano che la senatrice dem Cristina Tajani, già assessora prima con Giuliano Pisapia e poi con Sala a Milano, non sia esattamente entusiasta del ddl. “Sono predisposta all’ascolto” si limita a dire al Fatto. Mentre l’ex assessore dem a Roma, l’urbanista Giovanni Caudo, lo ha scritto sul Domani: “Questa legge guarda al passato”. Di certo per il Pd è sempre più un problema. Soprattutto nel mercoledì in cui a Montecitorio viene presentato un appello di 140 tra urbanisti, sociologi e giuristi contro la legge 1309. “ Diversi professori sono di area dem, stupiti dal fatto che il partito appoggi una legge del genere” fa notare Gianni Barbacetto, che modera l’incontro. In sala, anche progressisti che sono contro: Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro (Alleanza Verdi e Sinistra), e Conte. In giornata il M5S aveva notato quell’attacco su Repubblica della vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno: “Conte in Ue sta nel gruppo The Left ma o non conosce l’inglese o non sa cosa vuol dire sinistra. E poi è ambiguo sulla violenza di Putin”. I 5Stelle si sono offesi, anche perché parte dei loro eletti in Europa l’avevano votata come vicepresidente. E tramite l’eurodeputata Carolina Morace tirano in ballo Schlein: “La segretaria del Pd prenda le distanze dalle offese di Picierno”. Ma nell’incontro a Montecitorio, Conte non ne parla.
Scrive appunti mentre il vicepresidente emerito della Consulta Paolo Maddalena elenca gli articoli della Carta violati dal disegno di legge. “Noi e Avs ostacoleremo in tutti i modi il provvedimento” conferma il deputato M5S Agostino Santillo. “Io dico ai dem: fermatevi e apriamo un confronto” rilancia Bonelli. “Non siamo il partito del no, è questa legge che è inaccettabile” sostiene De Cristofaro. Poi arriva l’ex premier: “Questo non è un salva-Milano ma un affossa-Italia. Sorprende che lo abbiano firmato anche forze che sono nel campo progressista. Io dico: ritirate quelle firme se volete un’alternativa di governo. Questa roba lasciatela fare alla destra più reazionaria, venite a combattere dal lato progressista”. Non cita mai il Pd, Conte. Ma questa volta non serve neppure.