Ho letto l’intervista alla presidente della Sardegna, in merito allo stop alle rinnovabili. La transizione energetica richiede l’elettrificazione di gran parte delle attività industriali e del trasporto. Occorre eliminare l’uso del metano, non solo del carbone come dice Grillo. Per raggiungere questo traguardo serve energia pulita e rinnovabile in quantità industriale e serve stoccarla in adiacenza alle stazioni elettriche. Le comunità energetiche e i tetti fotovoltaici di case e capannoni, sono una goccia nel mare. Le linee guida sarde bloccano di fatto l’installazione di impianti industriali fotovoltaici, agrovoltaici, eolici e storage. Impianti, che sicuramente vanno fatti in aree prive di vincoli paesaggistici e ambientali, che sono necessari alla transizione, alla produzione di idrogeno verde per fabbriche e mobilità elettrica.
Senza questo tipo di impianti non esiste transizione, ma solo chiacchiere. Il M5S che voto e a cui sono iscritto, non può e non deve valutare gli investitori del settore come squallidi speculatori. Serve pianificazione, obiettivi e lungimiranza. Le linee guida sarde, oltre ad avere probabili profili di incostituzionalità, provocheranno un insostenibile stop al progresso e costringeranno la regione a rifondere danni milionari agli operatori che si troveranno i propri progetti già approvati o addirittura con i cantieri aperti, quindi già con investimenti plurimilionari attivati, bloccati da una legge oscena.
Alessandro Pipitone
Gentile Alessandro,
la discussione è complessa ed è bene farla avendo chiari i dati. Ne prendiamo alcuni dall’associazione Orthobenessere che ha tra i soci onorari figure come monsignor Ottorino Pietro Alberti o lo scrittore Marcello Fois. La Sardegna produce mediamente circa 12 mila GWh a fronte dei consumi netti pari a 8 mila GWh. Il 40% in più del fabbisogno netto isolano che in larga parte viene esportato. La Sardegna necessita di circa 2 GW di potenza installata, ma lo Stato le ha imposto ulteriori 6,2 GW di potenza installata minima da fonti rinnovabili entro il 2030. Questo implica che ha un tetto minimo di potenza installata da rinnovabile superiore rispetto a quanto le servirebbe. I progetti vengono presentati a un ritmo di 30/40 alla settimana, un numero spropositato. Un equilibrio va trovato, ma a partire anche da questi fattori.
Salvatore Cannavò