sabato 02/02/2019
L’AUDIZIONE – IL VICEPREMIER: “MI AUGURO CHE LA COMMISSIONE AVVII UNA SERIA INDAGINE”

“I responsabili di questo disastro dovranno essere resi pubblici e pagare le conseguenze dei propri errori. Carige è l’ennesima banca portata a un passo dal fallimento per una gestione scellerata che non è stata causata solo da incompetenza dei manager, ma anche da commistioni con la politica”. Ha esordito così Luigi Di Maio ieri alla Camera rispondendo a un’interpellanza urgente sull’istituto ligure. Un intervento che ha suscitato molte reazioni perché il vicepremier ha poi fatto un lungo elenco di nomi.
Nessuna novità, a dire il vero, sono le persone che hanno occupato i ruoli di vertice nell’istituto ligure negli anni della gestione di Giovanni Berneschi. Il Fatto li ripete da anni, segnalando i legami passati tra banca, politica (centrodestra e centrosinistra) e anche ambienti della Curia di Genova.
Ha proseguito Di Maio: “In aula voglio pronunciare i nomi e cognomi non solo di chi ha contribuito al fallimento della banca ma anche dei loro sponsor politici”. Poi l’affondo: “All’interno del cda, nel periodo di maggiori sofferenze erano presenti membri legati al mondo politico che hanno giocato a fare i banchieri”.
Tra i nomi citati da Di Maio: “C’erano Alessandro Scajola, fratello dell’ex ministro, Luca Bonsignore, figlio di Vito Bonsignore un ex eurodeputato del Pdl, Giovanni Marongiu, sottosegretario del governo Prodi”. Qualcuno, come Giorgio Mulé (Forza Italia), ha notato la mancanza di Guido Alpa (il mentore di Giuseppe Conte) che ha seduto in società del gruppo Carige in quegli anni. Non si parla per nessuno di responsabilità penali, fino a prova contraria. Quello del leader M5S è stato piuttosto un j’accuse ‘morale’.
Di Maio ha puntato il dito sui finanziamenti da centinaia di milioni concessi durante la gestione Berneschi: “Per un lungo periodo Carige ha assunto rischi troppo alti per operazioni diciamo discutibili che hanno portato la banca a perdite per diversi miliardi… tra questi troviamo un debito di 450 milioni, erogati al Gruppo Messina (il finanziamento è stato rinegoziato nelle scorse settimane, ndr); poi ci sono 250 milioni concessi con estrema leggerezza, come sottolineato anche da Bankitalia, al Parco degli Erzelli, una cittadella tecnologica fortemente voluta dalla politica ligure e realizzata solo a metà sulla collina sopra l’aeroporto”. Il riferimento è all’operazione immobiliare che, come ha raccontato questo giornale, è stata sponsorizzata dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per completare il progetto privato, tra l’altro, sono stati previsti investimenti pubblici che sfiorano i trecento milioni.
“Il governo chiederà di restituire i megabonus che hanno incomprensibilmente incassato visto il disastro che hanno combinato. Il problema alla fine è che non paga mai nessuno e non si dice mai chiaramente come stanno le cose e chi c’è dietro la cortina di fumo dei nomi più o meno sconosciuti di amministratori e dirigenti. Mi auguro – ha concluso Di Maio – che con la nuova Commissione d’inchiesta sulle banche venga avviata una seria inchiesta sul caso Carige”.
Il governatore Giovanni Toti, nella cui giunta siede Marco Scajola (figlio di Alessandro), ha criticato le parole di Di Maio: “Si improvvisa investigatore promettendo di scovare e punire i responsabili delle difficoltà di Banca Carige”.
