Cosseria, località Bosi: il progetto prevede l’abbancamento di circa 900 mila metri cubi di terre e rocce da scavo per la messa in sicurezza del versante.

A Cosseria torna al centro del dibattito il progetto di riempimento del calanco in località Bosi, un intervento proposto nel 2023 che prevedeva l’abbancamento di circa 900 mila metri cubi di terre e rocce da scavo per mettere in sicurezza il versante che interessa una vasta area del paese, dal cimitero fino alla zona del Municipio e della chiesa parrocchiale.

Dopo tre anni di attese e procedure amministrative, il sindaco Roberto Molinaro torna a sollecitare la Regione Liguria, denunciando tempi burocratici ormai difficili da comprendere per un territorio che continua a convivere con una frana considerata ancora attiva.

Il progetto, presentato dalla società MGA srl – Manutenzioni Generali Autostrade, riguarda un’area di circa 115 mila metri quadrati e nasce con l’obiettivo dichiarato di stabilizzare il versante attraverso un enorme riempimento di materiale proveniente dagli scavi.

«Qui si tratta di mettere in sicurezza un intero versante di un paese».

Nel frattempo, un primo intervento finanziato dalla Regione con circa 450 mila euro è già stato realizzato nella zona del cimitero, considerata la più critica. I micropali installati avrebbero rallentato lo scivolamento del terreno, ma rappresentano soltanto una soluzione parziale e limitata a un tratto di circa 50 metri.

Un’opera enorme che divide

Resta però aperto il nodo principale: può davvero un’opera di queste dimensioni risolvere definitivamente il problema?

La proposta prevede infatti un volume enorme di materiale da trasportare e depositare nel corso degli anni, con inevitabili conseguenze sul traffico locale, sulla vivibilità dell’area e sull’impatto paesaggistico.

Ed è proprio questo il punto sollevato dai contrari al progetto, che parlano di una vera e propria “opera faraonica”, senza garanzie assolute di successo e con il rischio di trasformare profondamente una zona considerata da molti di pregio naturalistico e paesaggistico.

Il dibattito richiama inevitabilmente un tema molto attuale in Val Bormida: quello dell’utilizzo del territorio come area di conferimento di materiali provenienti dall’esterno.

Anche se in questo caso si parla formalmente di “terre e rocce da scavo” e non di rifiuti, il quantitativo previsto – 900 mila metri cubi – impressiona inevitabilmente cittadini e residenti.

Il ritorno economico non basta a chiudere il dibattito

Sul piano economico, il progetto prevedeva un ritorno per i proprietari dei terreni coinvolti: 300 euro annui di affitto e 40 centesimi per ogni metro cubo conferito. Una cifra che, a regime, potrebbe arrivare a circa 360 mila euro complessivi, oltre agli introiti destinati al Comune.

Il sindaco Molinaro respinge però l’idea che si tratti di un’operazione pensata per fare cassa, sostenendo che la finalità principale resta la messa in sicurezza della località.

Resta comunque una domanda politica e territoriale: fino a che punto un territorio fragile può reggere interventi di questa scala? E soprattutto: l’urgenza della messa in sicurezza può conciliarsi con la tutela del paesaggio, della qualità della vita dei residenti e con una valutazione ambientale davvero trasparente?

Dopo tre anni di attesa, il progetto resta sospeso. E Cosseria continua ad attendere risposte chiare.


Per comunicati, segnalazioni, contributi: info-press@infoloreleca.com