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L’emergenza nel Ponente savonese solleva una domanda: come arrivano i PFAS dalle attività umane alle sorgenti e alle falde? E quali controlli servono anche per i termovalorizzatori?

L’acqua non nasce dal rubinetto
L’acqua piovana può infiltrarsi nel terreno, attraversare strati permeabili e alimentare falde e sorgenti. Il suolo trattiene molti contaminanti, ma non tutti: numerosi PFAS, sostanze chimiche estremamente persistenti, possono muoversi nell’acqua e raggiungere le riserve sotterranee. Per questo una sorgente apparentemente limpida non è necessariamente priva di contaminanti.
Come arrivano i PFAS nelle falde?
Le vie di ingresso sono diverse: scarichi e perdite industriali; percolato di discariche e rifiuti contaminati; schiume antincendio contenenti PFAS utilizzate in determinati contesti; fanghi e acque reflue; deposizioni atmosferiche di alcuni composti o loro precursori. Il trasporto dipende dalla geologia, dal tipo di PFAS e dal movimento dell’acqua sotterranea. La contaminazione può spostarsi anche a distanza dalla sorgente originaria e manifestarsi dopo anni.
Il Ponente savonese: individuare la causa, non soltanto filtrare l’acqua
L’emergenza idrica che ha interessato Borgio Verezzi, Pietra Ligure e altre aree del Ponente savonese impone due obiettivi distinti: garantire acqua conforme ai requisiti di potabilità e ricostruire l’origine della contaminazione. Occorre conoscere quali PFAS siano stati rilevati, con quali concentrazioni, in quali pozzi e sorgenti, e confrontare campionamenti storici, bacini di alimentazione e possibili sorgenti. Senza indagini specifiche non si possono attribuire responsabilità a un’attività o a un’azienda.
Anche un termovalorizzatore può rappresentare una via di contaminazione
I rifiuti urbani possono contenere materiali trattati con PFAS. Nell’incenerimento la loro distruzione dipende dalla struttura delle molecole, dalle temperature, dai tempi di permanenza e dalle altre condizioni operative. Alcuni composti fluorurati possono essere trasformati, e residui o prodotti di degradazione possono essere presenti nelle emissioni o nei materiali di abbattimento. Se ceneri e residui contaminati sono gestiti o smaltiti inadeguatamente, il dilavamento può costituire una possibile via verso suoli e falde. Questo non significa che ogni termovalorizzatore contamini necessariamente le acque: servono verifiche analitiche e valutazioni specifiche dell’impianto e dei residui.
La Val Bormida e la prevenzione prima del danno
Nel dibattito sulla possibile realizzazione di un inceneritore in Val Bormida è legittimo chiedere fin dall’inizio quali PFAS possano essere presenti nei rifiuti, come siano monitorati nelle emissioni, nelle ceneri e nei residui, dove questi ultimi vengano destinati e quali controlli siano previsti su suolo e acque. L’emergenza savonese non dimostra un collegamento con un impianto ancora da realizzare, ma richiama l’importanza di prevenire le contaminazioni persistenti prima che raggiungano le risorse idriche.
Il filtro naturale non basta più
Il terreno e le rocce svolgono un ruolo fondamentale nella filtrazione naturale, ma alcune sostanze persistenti li attraversano. Per rendere utilizzabile un’acqua contaminata possono essere necessari carboni attivi, resine a scambio ionico o membrane, scelti sulla base delle sostanze da rimuovere. Sono tecnologie utili, ma richiedono costi, manutenzione e gestione dei materiali esausti. Se continuiamo a contaminare il filtro naturale rappresentato dalla nostra terra, quanti filtri artificiali dovremo costruire? E chi ne sosterrà il costo?
Le domande che meritano risposta
Quali pozzi e sorgenti alimentano gli acquedotti interessati? Quali PFAS sono stati misurati e da quando? È stata ricostruita la direzione di scorrimento delle falde? Quali potenziali fonti di contaminazione sono presenti nel bacino? Chi paga i controlli e il trattamento? Rendere pubblici i risultati delle analisi e affrontare le cause è indispensabile per tutelare l’acqua pubblica.
Conclusione
L’acqua che oggi esce dai rubinetti riflette anche ciò che è avvenuto sul territorio negli anni precedenti. Filtrare è necessario quando emerge una contaminazione, ma non può sostituire la prevenzione. La domanda decisiva non è soltanto come togliere i PFAS dall’acqua: è come impedire che vi arrivino.
Fonti per approfondire
Agenzia europea dell’ambiente, PFAS pollution in European waters. US EPA, PFAS. US EPA, Thermal Treatment of PFAS.
