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Ospedale San Paolo di Savona: alle rassicurazioni di ATS Liguria si contrappongono le preoccupazioni per primariati, posti letto e autonomia dei servizi.

La direzione garantisce il mantenimento dei servizi, ma la possibile perdita di tre primariati, gli accorpamenti e i posti letto mai recuperati alimentano il timore di un progressivo depotenziamento della sanità savonese.

ATS Liguria rassicura: nessun disimpegno dall’Ospedale San Paolo di Savona, nessuna riduzione dei servizi e ritorno alla normale organizzazione delle degenze dopo le rimodulazioni estive.

Parole importanti, pronunciate dal direttore generale Marco Damonte Prioli durante la Conferenza dei sindaci. Ma le rassicurazioni, per essere convincenti, devono trovare riscontro nelle decisioni organizzative, negli organici, nei posti letto effettivamente disponibili e nella permanenza delle strutture specialistiche.

Ed è proprio su questi punti che rimangono diversi dubbi.

La bozza del nuovo Piano organizzativo aziendale prevederebbe infatti la soppressione al San Paolo di tre primariati strategici: Malattie infettive, Anatomia patologica e Radioterapia medica.

Secondo ATS, la modifica degli incarichi dirigenziali non comporterebbe lo spostamento o la riduzione dei servizi. Tuttavia, separare il destino di un reparto dalla sua autonomia organizzativa è più facile sulla carta che nella realtà.

Un primariato non è soltanto una targa sulla porta. Significa responsabilità, capacità di programmare, attrarre professionisti, sviluppare competenze e rappresentare le necessità sanitarie di un territorio. Quando viene eliminato o trasferito, il rischio di un progressivo impoverimento esiste e non può essere liquidato come una semplice modifica amministrativa.

I precedenti pesano

Il sindaco di Savona Marco Russo ha ricordato che durante il periodo del Covid il San Paolo ha perso 30 posti letto di Day Surgery, mai più recuperati. A questo precedente si aggiungono gli accorpamenti che negli ultimi mesi hanno interessato la Chirurgia della Mano e altre degenze specialistiche, insieme alla chiusura dei posti di Lungodegenza.

ATS definisce queste misure temporanee e legate alla programmazione estiva e alla carenza di personale. La direzione ha annunciato il ritorno all’assetto ordinario a partire da ottobre.

Il problema è che nella sanità savonese il termine “temporaneo” ha già dimostrato una preoccupante capacità di durare molto più del previsto.

La diffidenza di cittadini e amministratori non nasce quindi dal desiderio di alimentare polemiche, ma dall’esperienza. Una singola riorganizzazione può apparire limitata; una lunga successione di accorpamenti, riduzioni e trasferimenti rischia invece di delineare un vero ridimensionamento.

Personale insufficiente e ospedali sotto pressione

La carenza di infermieri, tecnici sanitari e medici è reale. Ma non può diventare la giustificazione permanente per diminuire posti letto, accorpare reparti e concentrare i servizi lontano dai cittadini.

Rodolfo Tassara, già direttore del Dipartimento di Medicina di ASL 2, ha evidenziato il rischio di indebolire strutture fondamentali per il percorso oncologico e per la cura delle malattie infettive. Ha inoltre ricordato la pressione sostenuta dal Pronto soccorso del San Paolo, che registra circa 200 accessi al giorno.

Le Case di comunità sono necessarie, ma non possono crescere sottraendo personale agli ospedali. Assistenza territoriale e assistenza ospedaliera devono rafforzarsi reciprocamente.

Spostare professionisti da una struttura all’altra non produce automaticamente nuovi servizi. Molto spesso significa soltanto distribuire diversamente una coperta già troppo corta.

Il numero complessivo delle prestazioni non basta

ATS sostiene che nel primo semestre del 2026 le prestazioni erogate ai cittadini siano aumentate rispetto allo stesso periodo del 2025. È certamente un dato positivo, ma per valutarlo servono informazioni complete e trasparenti.

Quali prestazioni sono aumentate? In quali strutture? Con quali tempi di attesa? Sono cresciute anche le attività chirurgiche e specialistiche oppure soprattutto gli esami e le prestazioni ambulatoriali?

Il numero complessivo delle prestazioni non basta a dimostrare che un ospedale sia stato rafforzato. Bisogna verificare anche i posti letto disponibili, gli organici, le liste d’attesa, l’autonomia dei reparti e la capacità di garantire cure complesse senza costringere i pazienti a spostarsi verso Genova, Imperia o Sanremo.

Nella provincia ligure caratterizzata da una popolazione particolarmente anziana, la distanza non è un dettaglio. Molte persone non guidano e non possono contare ogni giorno sull’aiuto di figli o familiari. Trasferire una funzione sanitaria può significare rendere una cura più difficile da raggiungere.

Servono impegni verificabili

La riorganizzazione della sanità savonese deve essere discussa con i sindaci, gli operatori e i cittadini prima che le decisioni diventino definitive.

La normativa regionale attribuisce alla Conferenza dei sindaci il compito di rappresentare i bisogni sociosanitari delle comunità locali e di partecipare alla programmazione. Non può quindi ridursi a una sede nella quale prendere atto di scelte già compiute.

Le rassicurazioni di ATS dovranno adesso tradursi in impegni precisi e verificabili: ripristino delle degenze rimodulate, chiarimento sul futuro dei tre primariati, recupero dei posti letto perduti e pubblicazione dettagliata dei dati sulle attività.

Nessuno vuole alimentare allarmismi. Ma non si può neppure accettare che ogni arretramento venga presentato come una riorganizzazione.

Il San Paolo non deve semplicemente continuare a esistere. Deve conservare reparti, personale, autonomia e capacità di cura adeguati alle esigenze dell’intera provincia savonese. Perché nella sanità pubblica le parole contano, ma alla fine sono i servizi realmente disponibili a fare la differenza.

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