Sanità, costi nascosti e impatti sociali che rischiano di pesare per decenni


“Gli inceneritori moderni vengono presentati come sicuri, ma studi e dati sanitari continuano a sollevare forti preoccupazioni sugli effetti a lungo termine per salute, ambiente ed economia dei territori.”

Ogni volta che si parla di nuovi inceneritori torna sempre la stessa narrazione: impianti moderni, tecnologie avanzate, filtri efficienti, energia prodotta dai rifiuti.

Ma dietro questa immagine rassicurante emergono studi, dati sanitari e valutazioni economiche che raccontano una realtà molto più complessa.

Uno dei casi più significativi è quello dell’inceneritore Silla 2 in Lombardia, un impianto di “nuova generazione” analizzato nello studio ATS Milano con il contributo del dottor Paolo Crosignani, epidemiologo già direttore dell’epidemiologia ambientale dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

I dati emersi sono pesanti:

  • +71% di mortalità per cause respiratorie;
  • +29% di accessi al pronto soccorso per cause cardiovascolari negli adulti;
  • +17% per cause respiratorie negli adulti;
  • +44% di accessi pediatrici al pronto soccorso.

Numeri che aprono interrogativi enormi sugli effetti reali di questi impianti, anche quando vengono definiti “all’avanguardia”.

Il punto centrale è che un inceneritore non elimina i rifiuti: li trasforma.

La combustione genera emissioni contenenti polveri sottili, nanoparticelle, IPA, diossine e metalli pesanti che si disperdono nell’ambiente.

Ed è proprio sulle nanoparticelle che si concentra una delle principali preoccupazioni sanitarie. Parliamo di particelle ultrafini invisibili e difficilmente intercettabili dai sistemi di filtraggio tradizionali, capaci di entrare nel sangue e negli organi umani.

Il problema quindi non riguarda solo “quanto esce dal camino”, ma cosa accade nel tempo in territori che già convivono con condizioni ambientali delicate.

La Val Bormida non parte da zero

E qui entra in gioco la Val Bormida.

Una valle che da oltre un secolo convive con pesanti pressioni industriali e che presenta caratteristiche microclimatiche particolari.

Durante le assemblee pubbliche contro il progetto di inceneritore è stato ricordato più volte il fenomeno dell’inversione termica, che tende a trattenere polveri e inquinanti all’interno della vallata.

In pratica, gli inquinanti non si disperdono facilmente, ma ristagnano.

In questo contesto, aggiungere un impianto di combustione da centinaia di migliaia di tonnellate significa aumentare ulteriormente un carico sanitario e ambientale già oggi molto pesante.

Il costo nascosto: salute, territorio, futuro

Ma c’è anche un altro aspetto di cui si parla poco: quello economico e sociale.

Un grande inceneritore ha bisogno di funzionare a pieno regime per decenni per rientrare dagli investimenti. Questo significa che il sistema deve essere continuamente alimentato con enormi quantità di rifiuti.

È ciò che sta accadendo anche in Danimarca con il famoso impianto Amager Bakke di Copenaghen, spesso citato come modello europeo.

L’impianto è stato così sovradimensionato che il Paese si è trovato costretto a importare rifiuti dall’estero per mantenerlo economicamente sostenibile. Non a caso il governo danese ha deciso di ridurre del 30% la capacità nazionale di incenerimento entro il 2030.

Questo apre una domanda fondamentale: un territorio deve investire sul riciclo e sulla riduzione dei rifiuti oppure su impianti che hanno bisogno di bruciarli per 30 anni?

Anche i costi sanitari indiretti rischiano di essere enormi. Secondo studi citati nei documenti esaminati, oltre il 95% dei costi esterni dell’incenerimento sarebbe legato ai danni sanitari e ambientali.

Applicando questi parametri a impianti da 600 mila tonnellate annue, si parla di centinaia di milioni di euro di costi indiretti nel corso della vita dell’impianto.

Una valle che ha bisogno di rinascere, non di bruciare rifiuti

E tutto questo in una valle che oggi avrebbe bisogno esattamente del contrario: rilancio ambientale, turismo, agricoltura di qualità, valorizzazione del territorio, bonifiche ed economia sostenibile.

La Val Bormida non può continuare a essere vista come il luogo dove collocare ciò che altri territori non vogliono.

Perché qui non si parla soltanto di rifiuti.

Si parla di salute pubblica, qualità della vita, valore delle case, futuro economico e identità di un intero territorio.

Il principio di precauzione dovrebbe imporre una riflessione seria prima di aggiungere nuove fonti emissive in un’area già ambientalmente fragile.

Assemblea pubblica a Monastero Bormida

Giovedì 28 si terrà una nuova assemblea pubblica a Monastero Bormida.

Tutti coloro che hanno a cuore il territorio in cui vivono, la salute pubblica e il futuro della Valle sono invitati a partecipare.

Per comunicati, segnalazioni, contributi: info-press@infoloreleca.com