
“Valle Bormida unita contro l’inceneritore”
Fronte comune tra Liguria e Piemonte contro il progetto di termovalorizzatore.
La mobilitazione contro il progetto di un termovalorizzatore in Valle Bormida sta assumendo sempre più una dimensione interregionale. Non più soltanto una protesta locale, ma un vero fronte comune tra Liguria e Piemonte che coinvolge sindaci, associazioni, agricoltori, cittadini, comitati e amministratori locali.
Dopo la partecipatissima assemblea di Monesiglio, il prossimo appuntamento sarà venerdì a Monastero Bormida, dove è prevista una nuova assemblea pubblica. Un segnale chiaro: il territorio non intende restare in silenzio davanti all’ipotesi di localizzare un inceneritore tra Cairo Montenotte e Cengio, a pochi chilometri dalle Langhe, dal Monferrato e dalle aree Unesco.
Il ruolo centrale di questa mobilitazione è oggi svolto dal Coordinamento NO Inceneritore Valle Bormida Ligure & Piemontese, una rete che sta riuscendo in qualcosa di non scontato: unire due regioni, due province e decine di amministrazioni locali attorno a una battaglia comune.
Una battaglia che non riguarda soltanto ambiente e salute, ma anche il futuro economico di un territorio che negli ultimi anni ha cercato di rilanciarsi attraverso agricoltura di qualità, turismo sostenibile, viticoltura e valorizzazione paesaggistica.
Il presidente della Comunità Montana Langa Astigiana e sindaco di San Giorgio Scarampi, Marco Listello, ha parlato apertamente di una “minaccia diretta e intollerabile”, sottolineando come le colline piemontesi non possano diventare il terminale dei rifiuti prodotti altrove.
La preoccupazione è condivisa anche dal mondo agricolo. Il presidente provinciale di CIA Agricoltori Cuneo, Marco Bozzolo, denuncia il rischio di compromettere il lavoro di decine di aziende agricole e vitivinicole che hanno investito negli ultimi anni per rilanciare il territorio dopo la lunga ferita dell’ACNA.
Ed è proprio la memoria dell’ACNA che ritorna continuamente negli interventi pubblici dei cittadini e dei tecnici. La Valle Bormida ha già pagato un prezzo altissimo in termini sanitari e ambientali. Per questo oggi molti amministratori locali parlano apertamente di “territorio sacrificato”.
Durante le assemblee pubbliche promosse dal Coordinamento NO Inceneritore sono stati richiamati anche dati tecnici e documenti ufficiali sugli impatti degli impianti esistenti. Secondo il report dell’impianto TRM del Gerbido di Torino, nel solo 2016 furono trattate oltre 439 mila tonnellate di rifiuti, producendo circa 113 mila tonnellate di residui e ceneri.
Lo stesso documento evidenzia anche consumi elevatissimi di acqua, reagenti chimici e metano, oltre alla necessità di gestire migliaia di tonnellate di ceneri e rifiuti speciali derivanti dalla combustione.
Materiali che spesso diventano un problema ambientale secondario. Emblematico il caso del capannone di Bragno, a Cairo Montenotte, dove sono state rinvenute migliaia di metri cubi di ceneri provenienti proprio dall’inceneritore di Torino.
Il Coordinamento insiste anche su un altro punto: la Valle Bormida non può essere considerata una semplice “area tecnica” dove collocare infrastrutture indesiderate altrove. In molte assemblee è stato ricordato il microclima particolare della valle, soggetto a fenomeni di inversione termica e ristagno degli inquinanti.
Negli incontri pubblici emerge inoltre un forte timore economico: il rischio che un inceneritore possa compromettere l’immagine delle produzioni agroalimentari di qualità e delle aree turistiche piemontesi e liguri.
Per questo il Coordinamento sta avviando contatti anche con consorzi vitivinicoli e produttori locali.
Intanto cresce anche il fronte istituzionale. Diversi Comuni hanno già approvato atti ufficiali di contrarietà. Il Consiglio comunale di Cairo Montenotte ha formalmente recepito la posizione unitaria dei sindaci della Valle Bormida contro impianti di trattamento termico dei rifiuti.
Ma il Coordinamento guarda anche oltre il semplice “no”. In diversi documenti e interventi pubblici vengono proposte alternative basate su riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata spinta ed economia circolare.
Nelle prossime settimane la protesta diventerà ancora più visibile: centinaia di striscioni “NO INCENERITORE” compariranno lungo le strade tra Liguria e Piemonte.
Il messaggio che arriva dalle due regioni è chiaro: la Valle Bormida non vuole più essere considerata la periferia dove trasferire problemi ambientali prodotti altrove.
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