Le ceneri di Bragno sono ancora lì. Se è così difficile gestire i residui di un inceneritore esistente, perché costruirne un altro? Il futuro della Liguria passa dall’economia circolare, non da nuovi impianti di combustione.

L’ennesimo rinvio. Altri tre mesi di attesa. È questo il nuovo capitolo dell’infinita vicenda delle oltre 27.000 metri cubi di ceneri provenienti dall’inceneritore di Torino, accumulate nel capannone di Bragno, nel comune di Cairo Montenotte.

Secondo quanto reso noto dal Comune di Cairo Montenotte, la rimozione dei materiali richiederà ancora almeno tre mesi. Nel frattempo la Provincia ha avviato la procedura di escussione della garanzia finanziaria e il Comune si è costituito parte civile.

Se oggi non si riesce ancora a gestire in tempi certi le ceneri prodotte da un inceneritore esistente, come si può pensare di costruirne un altro?

Il problema che nessuno racconta

I dati ufficiali mostrano che gli inceneritori producono comunque grandi quantità di residui da gestire. L’impianto del Gerbido di Torino ha prodotto oltre 113.000 tonnellate di scorie e ceneri in un solo anno di esercizio.

Bragno è già il futuro che qualcuno vorrebbe per la Liguria

Le montagne di ceneri accumulate a Bragno dimostrano che il ciclo dell’incenerimento non termina con la combustione. I residui devono essere trasportati, trattati e smaltiti, spesso con tempi lunghi e costi elevati.

Una valle che ha già pagato troppo

La Val Bormida continua a convivere con le conseguenze dell’inquinamento industriale del passato. Pensare di aggiungere un nuovo impianto significa aggravare una situazione già estremamente delicata.

Le alternative esistono

La priorità deve essere riduzione dei rifiuti, riuso, raccolta differenziata di qualità, riciclo ed economia circolare, premiando i cittadini virtuosi e riducendo progressivamente il rifiuto indifferenziato.

La domanda resta senza risposta

Se ancora oggi non riusciamo a gestire le ceneri prodotte dagli impianti esistenti, quale garanzia esiste che un nuovo inceneritore non produca gli stessi problemi?

Il futuro della Liguria non passa attraverso nuovi inceneritori, ma attraverso prevenzione, innovazione ed economia circolare.


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