Inceneritore fuori Genova: la Val Bormida torna nel mirino. Ma a quale prezzo?

Si chiude una porta – quella di Genova Scarpino – ma se ne apre un’altra, molto più inquietante: la Val Bormida torna al centro della partita per il nuovo termovalorizzatore ligure.

L’avviso pubblico regionale prevede un impianto da 220mila a 320mila tonnellate annue. E un dato pesa più di tutti: 5 manifestazioni di interesse su 6 indicano la Val Bormida.

Non solo Val Bormida: gli altri siti possibili

Lo studio tecnico regionale individua diverse aree potenzialmente idonee:

  • Valle Scrivia
  • Albenga
  • Vado–Quiliano
  • Cairo–Cengio (Val Bormida)

La Val Bormida non è l’unica soluzione. È una scelta.

Un impianto chimico, non una soluzione semplice

  • brucia rifiuti oltre 850°C
  • usa reagenti chimici
  • produce emissioni e scorie

Un termovalorizzatore:

Nel caso di Torino:

  • oltre 439.000 tonnellate trattate
  • circa 113.000 tonnellate di ceneri (25%)

I rifiuti non spariscono. Si trasformano.

Il nodo sanitario: il rischio invisibile

Le emissioni includono:

  • polveri ultrafini
  • ossidi di azoto e zolfo
  • diossine e metalli pesanti

Le particelle più piccole penetrano nel sangue e negli organi, con effetti sanitari potenzialmente rilevanti.

Val Bormida: il sito più fragile

La valle presenta caratteristiche critiche:

  • inversione termica
  • ristagno degli inquinanti
  • storia industriale pesante

Qui l’impatto non si disperde: si accumula.

Le ceneri: il problema che resta

Un inceneritore produce fino al 30% di scorie. In Val Bormida sono già state trovate ceneri provenienti da altri impianti.

Il ciclo non si chiude: si sposta.

Pro e contro

Pro:

  • autonomia regionale
  • produzione energia
  • riduzione conferimenti fuori regione

Contro (in Val Bormida):

  • territorio già compromesso
  • microclima sfavorevole
  • trasporto rifiuti da altre aree
  • impatto sanitario amplificato

La sproporzione

I benefici sono regionali. I rischi sono locali.

Conclusione

Non è una scelta tecnica. È una scelta politica.

Se Genova è stata esclusa per motivi ambientali, la domanda resta aperta:

perché la Val Bormida dovrebbe pagare il prezzo più alto?


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