
Raddoppio ferroviario: necessario sì, ma non a qualsiasi costo. Esiste un’alternativa che tutela territorio, economia locale e qualità della vita.
Il raddoppio ferroviario della tratta Albenga–Finale è un’opera importante e necessaria. Migliorare i collegamenti ferroviari, rendere più efficiente la mobilità e rafforzare il trasporto pubblico è un obiettivo condivisibile. Ma questo non significa accettare qualsiasi progetto, a qualsiasi costo e con qualunque impatto sul territorio.
Il punto vero oggi non è se il raddoppio si debba fare, ma come farlo. Ed è proprio su questo che il dibattito pubblico merita più attenzione, più trasparenza e più rispetto per chi vive in questi luoghi.
Un’altra strada è possibile
I membri del Comitato Territoriale insieme al gruppo “Non Perdiamo il Treno” hanno rilanciato una proposta alternativa allo spostamento a monte della linea ferroviaria, ritenuto troppo impattante, troppo incerto nei tempi e troppo pesante nelle conseguenze.
L’idea di fondo è semplice e ragionevole: valorizzare l’esistente e intervenire in modo mirato, invece di stravolgere l’assetto del territorio con una soluzione invasiva e dagli effetti potenzialmente irreversibili.
La proposta prevede di mantenere e potenziare il doppio binario già esistente tra Albenga e Loano. Tra Albenga e Andora, invece, si ipotizza di affiancare una nuova linea all’attuale tracciato, in parte in galleria sotto Alassio, ma senza spostare la stazione. In questo modo si eviterebbero cantieri devastanti nel centro urbano, si ridurrebbero gli espropri e si limiterebbero le movimentazioni di terra.
Anche per il tratto Finale–Loano viene indicata una soluzione meno impattante: un tracciato interrato sul modello dei passanti ferroviari, capace di mantenere le stazioni in superficie e di ridurre gli effetti negativi sul tessuto urbano e sociale.
Meno sprechi, più buon senso
Uno degli aspetti più critici del progetto di spostamento integrale a monte riguarda i costi. Non solo per l’entità dell’intervento, ma anche per l’incertezza legata ai tempi di realizzazione, all’aumento del prezzo delle materie prime e alla complessità di un’opera che rischia di trascinarsi per anni senza garanzie reali.
Al contrario, un intervento più graduale e costruito sull’esistente consentirebbe di contenere la spesa, ridurre i tempi e produrre benefici già nelle prime fasi. Questo significa una cosa molto concreta: meno sprechi di denaro pubblico e più risultati utili per cittadini e territorio.
In un tempo in cui ogni euro investito dovrebbe essere speso con responsabilità, appare difficile giustificare una soluzione molto più costosa e molto più impattante, quando esistono alternative tecnicamente e politicamente più ragionevoli.
Il territorio non è un vuoto da attraversare
C’è poi un elemento che troppo spesso viene trattato come secondario, ma che invece dovrebbe essere centrale: il territorio non è uno spazio astratto, né un foglio bianco su cui tracciare linee. È fatto di comunità, attività economiche, terreni, paesaggio, memoria e qualità della vita.
Secondo quanto evidenziato dai comitati, lo spostamento a monte comporterebbe l’impatto su quasi 3 milioni di metri quadrati di terreni fertili, oltre a coinvolgere abitazioni e attività produttive. Questo significa espropri, disagi, perdita di reddito e un colpo diretto all’economia locale.
Non si tratta soltanto di ambiente, ma anche di giustizia territoriale. Perché ogni grande infrastruttura dovrebbe migliorare la vita delle persone, non peggiorarla.
Turismo, servizi e stazioni vicine alle persone
Un altro nodo rilevante è quello delle stazioni. La cancellazione di fermate come Borgio, Loano, Ceriale e Laigueglia o il loro spostamento lontano dai centri abitati rischia di indebolire il rapporto tra ferrovia e territorio.
Per una zona come il ponente ligure, dove turismo, servizi e accessibilità sono strettamente legati, allontanare le stazioni dal mare e dai centri urbani può diventare un errore pesante. A pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto i residenti, gli anziani, i pendolari e quel turismo che sceglie queste località anche per la comodità dei collegamenti.
Una ferrovia deve avvicinare, non allontanare. Deve servire il territorio, non svuotarlo.
Una scelta politica, non solo tecnica
La questione del raddoppio ferroviario non è solo tecnica. È profondamente politica. Perché riguarda il modello di sviluppo che si vuole scegliere: uno fondato su grandi opere calate dall’alto, con impatti enormi e tempi indefiniti, oppure uno basato su equilibrio, sostenibilità, realismo e ascolto dei territori.
Dire che il raddoppio si può fare senza sconvolgere tutto non significa essere contrari al progresso. Significa, al contrario, chiedere un progresso più intelligente, più concreto e più rispettoso.
Oggi più che mai serve una scelta di buonsenso: migliorare la linea ferroviaria, ma senza devastare il territorio e senza sprecare risorse pubbliche in soluzioni che rischiano di lasciare dietro di sé più danni che benefici.
Il raddoppio ferroviario si può fare. Ma non così.
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