
Val Bormida sotto pressione: sempre più impianti eolici concentrati nel Savonese. I sindaci chiedono equilibrio e rispetto del territorio.
La transizione energetica non può diventare l’ennesima operazione industriale calata dall’alto. E invece è esattamente quello che sta accadendo in Val Bormida e nel Savonese.
Oltre il 90% degli impianti eolici liguri si concentra in tre aree: Melogno, Stella e soprattutto Val Bormida. Un dato che fotografa una realtà ormai evidente: non una pianificazione equilibrata, ma una concentrazione sistematica in territori considerati “deboli”, sacrificabili.
Un territorio già fragile, ora sotto pressione
Il caso del progetto eolico “Cravarezza” è emblematico. Bocciato, ma tutt’altro che archiviato, ha fatto emergere un elemento ancora più critico: la previsione di una sottostazione elettrica nel comune di Mallare, in un’area a rischio idraulico, già utilizzata come scolmatore naturale.
Non un dettaglio tecnico, ma un segnale preciso: si continua a progettare ignorando la fragilità del territorio.
E non è un caso isolato. Attorno a quella stessa infrastruttura si muovono almeno altri sette progetti energetici.
I sindaci alzano la voce
Di fronte a questa pressione crescente, i sindaci del territorio iniziano a fare fronte comune. Da Mallare ad Altare, cresce la richiesta di una distribuzione equa degli impianti su base regionale.
- sì alla transizione energetica
- no alla concentrazione industriale selvaggia
Il Comune di Altare ha già espresso una netta contrarietà al progetto Cravarezza, evidenziando rischi ambientali, idrogeologici e paesaggistici.
Il punto politico: chi decide e per chi?
La Val Bormida è già un territorio segnato da decenni di scelte industriali pesanti: dall’ACNA ai rifiuti, fino alle ceneri e ai nuovi progetti di incenerimento.
Oggi si aggiunge un nuovo capitolo: l’energia.
Ma il meccanismo è sempre lo stesso:
- territori periferici
- comunità poco ascoltate
- grandi operatori industriali
- ritorni economici concentrati altrove
Una logica estrattiva, più che di sviluppo.
Turismo e ambiente: un modello a rischio
Negli ultimi anni, proprio l’entroterra savonese ha iniziato a costruire un’alternativa: turismo outdoor, valorizzazione ambientale, destagionalizzazione.
Investimenti veri, pubblici e privati.
Ora questo modello rischia di essere compromesso da una sovrapposizione di impianti industriali che nulla hanno a che vedere con lo sviluppo locale.
Serve una svolta nel piano energetico
Il tema approda ora in Consiglio regionale con il piano energetico ligure. È qui che si gioca la partita.
La scelta è chiara:
- pianificazione equilibrata e condivisa
- oppure concentrazione e sfruttamento
Continuare così significa trasformare la Val Bormida in una piattaforma energetica al servizio dei grandi player, senza reali benefici per chi ci vive.
Conclusione
La transizione ecologica non può essere una nuova forma di colonizzazione industriale.
Se davvero si vuole parlare di sostenibilità, bisogna partire da un principio semplice:
i territori non sono aree di sacrificio.
Per comunicati, segnalazioni, contributi: info-press@infoloreleca.com
