
“Inceneritore in Val Bormida: i territori alzano la testa. Decisioni senza i Comuni, cittadini pronti a reagire
La partita sul termovalorizzatore entra nella fase decisiva. Dopo la pubblicazione dell’avviso regionale, i sindaci della Val Bormida si riuniscono a Carcare, ma il punto politico è già chiaro: il territorio rischia di essere escluso dalle decisioni.
Il rischio reale: un impianto imposto
Nel testo dell’avviso manca un passaggio fondamentale: l’assenso vincolante del Comune ospitante. Un’assenza che apre a uno scenario preciso — la possibilità che la Regione decida comunque, in nome della “pubblica utilità”.
Tradotto: la Val Bormida potrebbe subire una scelta senza poterla davvero determinare.
E questo nonostante una posizione già espressa chiaramente: i sindaci della valle si sono detti unanimemente contrari alla realizzazione di impianti di incenerimento.
Un modello che si autoalimenta
Il problema non è solo politico, ma strutturale.
- un inceneritore ha bisogno di rifiuti per decenni per ripagare l’investimento
- tende ad attirare rifiuti da fuori territorio
- blocca lo sviluppo di riciclo e riduzione
Non è teoria: esperienze europee dimostrano che impianti sovradimensionati finiscono per importare rifiuti pur di restare economicamente sostenibili.
Inoltre, anche dopo la combustione, resta una quota significativa di scarti: circa il 25-30% sotto forma di ceneri e residui.
Quindi il problema non si elimina: si trasforma.
Impatto su un territorio già fragile
La Val Bormida ha già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari.
Oggi il rischio è concreto:
- nuova pressione ambientale
- trasporto di rifiuti da lunghe distanze
- produzione di ceneri da smaltire
- deprezzamento economico del territorio
Un dato politico fondamentale: le ricadute non riguardano un solo Comune, ma tutta la valle.
Il nodo democratico
La vera questione è semplice: chi decide?
Se l’impianto viene considerato strategico, il rischio è che:
- il confronto con i territori diventi solo formale
- le compensazioni sostituiscano il consenso
- la scelta venga imposta
Uno schema già visto in altri territori.
La risposta del territorio
Il Coordinamento No Inceneritore non resta a guardare.
L’assemblea pubblica alla Filanda di Monesiglio segna un passaggio politico importante:
- coinvolgimento della Valle Bormida ligure e piemontese
- costruzione di un fronte territoriale più ampio
- superamento dei confini amministrativi
Perché l’impatto non si ferma ai confini comunali.
L’alternativa che manca nel dibattito
Mentre si accelera sull’inceneritore, resta sullo sfondo la vera soluzione:
- riduzione dei rifiuti
- raccolta differenziata spinta
- recupero di materia
Un modello coerente con l’economia circolare, ma oggi marginale nel dibattito politico.
Conclusione
L’inceneritore non è una scelta tecnica. È una scelta politica che vincola il territorio per decenni.
La domanda è semplice: la Val Bormida deve decidere il proprio futuro o subirlo?
L’assemblea di Monesiglio dà una risposta chiara: il territorio vuole esserci.
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