“La Valle Bormida non diventi il terminale dei rifiuti”

CAIRO MONTENOTTE – 2 Marzo 2026

Le recenti aperture della CISL verso l’ipotesi di un inceneritore in Valle Bormida non sono solo un cambio di rotta inaspettato, ma rappresentano – secondo il Coordinamento No Inceneritore – un vero e proprio “gioco di prestigio” che calpesta il buonsenso e la realtà dei dati.

Tre domande pubbliche

Solo tre mesi fa l’Amministratore Delegato Paolo Ascheri, in un’intervista a piena pagina, descriveva un futuro radioso per la cokeria, parlando di nuove e strategiche commesse con gli Stati Uniti. Se quelle prospettive erano reali, perché oggi il sindacato corre in soccorso di un progetto che segnerebbe la fine dell’identità produttiva attuale?

Il Coordinamento parla di incoerenza totale tra le promesse della proprietà e le attuali “aperture” sindacali.

Ambiente e salute

Affermare che la situazione ambientale migliorerebbe solo con un inceneritore, sostiene il Coordinamento, equivale ad ammettere che lo stato attuale è insostenibile.

“La salute dei lavoratori e dei cittadini è un diritto costituzionale, non una merce di scambio.”

Secondo il Coordinamento, la Valle Bormida è già un territorio fragile, segnato da decenni di criticità ambientali.

I numeri sull’occupazione

Un termovalorizzatore di ultima generazione occupa mediamente tra le 35 e le 40 persone. La cokeria attuale ne impiega circa 230.

“Come si può parlare di salvaguardia occupazionale quando l’occupazione di un inceneritore è inferiore di circa l’83% rispetto a quella attuale?”

Il rischio, secondo il Coordinamento, è duplice: sanitario e occupazionale.

Il nodo energetico

Il teleriscaldamento in Valle Bormida viene definito “utopia logistica ed economica”. Gli esempi di impianti simili dimostrerebbero che l’energia realmente immessa in rete è inferiore rispetto ai numeri oggi evocati, peraltro in assenza di un progetto concreto.

Il precedente storico

Il Coordinamento richiama il passato dell’Acna di Cengio, ricordando che anche allora parte del fronte sindacale sostenne scelte industriali poi rivelatesi devastanti per il territorio. E ricorda che già in passato si tentò di proporre un inceneritore in Valle, senza successo.

Un territorio compatto

L’opposizione all’inceneritore è sostenuta da 19 Sindaci della Valle Bormida ligure e circa 50 della Valle piemontese fino ad Acqui Terme. Anche la Provincia di Cuneo si è espressa contro l’ipotesi.

Il Coordinamento ribadisce di aver illustrato le proprie motivazioni anche in Commissione Regionale a febbraio 2026.

La posizione finale

“La Valle Bormida merita un futuro basato su valorizzazione autentica e progettualità pulita, non su soluzioni obsolete che soddisfano appetiti industriali.”

La battaglia – conclude il Coordinamento – continuerà con determinazione.

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