
La Val Bormida dice NO all’inceneritore: il Coordinamento continua l’informazione ai cittadini anche durante Cairo Medievale.
Non solo i sindaci: cittadini, associazioni e comitati continuano la mobilitazione. Durante Cairo Medievale il Coordinamento distribuisce volantini per informare direttamente i valbormidesi. La scelta è tra recuperare materia o distruggerla bruciandola per decenni.
La Regione Liguria va avanti. Il 7 agosto si è insediata la Commissione chiamata a valutare le proposte di partenariato pubblico-privato per la progettazione, costruzione e gestione dell’impianto destinato alla chiusura del ciclo dei rifiuti ligure.
Secondo l’assessore regionale Giacomo Raul Giampedrone, la Commissione dovrà individuare la soluzione migliore sotto il profilo ambientale, economico e gestionale.
Ma l’insediamento di una Commissione non cambia il punto fondamentale: la Val Bormida non vuole diventare il luogo nel quale bruciare per decenni i rifiuti prodotti prevalentemente altrove.
Non sono soltanto i sindaci a dire NO
La contrarietà all’inceneritore non può essere raccontata soltanto attraverso le posizioni delle amministrazioni comunali.
Il 20 febbraio 2025 i 19 sindaci della Val Bormida avevano espresso congiuntamente la propria contrarietà alla realizzazione di un termovalorizzatore nella Valle.
Una posizione successivamente fatta propria anche dal Consiglio comunale di Cairo Montenotte, che il 28 aprile 2025 ha approvato all’unanimità dei 13 consiglieri presenti l’ordine del giorno che recepiva la lettera dei sindaci.
Ma accanto alle istituzioni è cresciuta soprattutto la mobilitazione della società civile.
Associazioni, comitati e cittadini liguri e piemontesi hanno dato vita al Coordinamento NO Inceneritore Valle Bormida Ligure e Piemontese, organizzando assemblee, incontri pubblici, raccolte firme e iniziative di informazione.
Già nella prima assemblea di Cosseria veniva evidenziata una delle grandi contraddizioni del progetto: un investimento di queste dimensioni necessita di un flusso consistente e prolungato di rifiuti per garantire il ritorno economico del capitale investito.
A Cairo Medievale il Coordinamento porta l’informazione direttamente tra la gente
La mobilitazione continua anche nelle strade e nelle piazze.
Durante la festa popolare di Cairo Medievale, il Coordinamento è impegnato nella distribuzione di volantini informativi, con l’obiettivo di raggiungere direttamente cittadini, famiglie e visitatori.
Il messaggio è semplice: ogni valbormidese deve conoscere ciò che potrebbe comportare la costruzione di un inceneritore e deve poter partecipare consapevolmente a una scelta destinata a condizionare il territorio per decenni.
Non bastano Commissioni e tavoli tecnici.
Una decisione di questa portata riguarda innanzitutto chi in questa Valle vive, lavora, cresce i propri figli e investe nel proprio futuro.
La battaglia contro l’inceneritore non appartiene soltanto ai sindaci o ai partiti. Appartiene ai cittadini.
“Termovalorizzatore”: quanto valorizza veramente?
La parola termovalorizzatore rischia di nascondere la natura fondamentale del processo: si bruciano rifiuti.
Si produce certamente energia, ma contemporaneamente vengono distrutti materiali e prodotti emissioni e residui che devono essere gestiti.
I numeri ufficiali dell’inceneritore del Gerbido di Torino sono particolarmente significativi.
Nel 2016 l’impianto ricevette circa 439.405 tonnellate di rifiuti e produsse circa 113.476 tonnellate di residui, comprendenti ceneri pesanti e scorie, residui del trattamento dei fumi, ceneri leggere e materiali ferrosi recuperati.
Le ceneri leggere sono classificate come rifiuti pericolosi.
Nello stesso anno furono inoltre utilizzati circa 7,9 milioni di metri cubi di metano e oltre un milione di metri cubi di acqua industriale. L’impianto produsse circa 340 mila MWh di energia elettrica.
Quindi il rifiuto non scompare. Viene trasformato.
E la Val Bormida conosce già il problema delle ceneri
Non stiamo parlando di un problema astratto.
A Bragno, frazione di Cairo Montenotte, sono state rinvenute migliaia di metri cubi di residui provenienti proprio dall’inceneritore di Torino, accumulati in un capannone.
Secondo la ricostruzione del TG3 Liguria, la Procura aveva segnalato un quantitativo di rifiuti depositati largamente superiore a quello autorizzato.
È una vicenda che pone una domanda inevitabile: se bruciare significa produrre anche ceneri e altri residui, possiamo davvero chiamarla “chiusura” del ciclo?
La grande contraddizione: incenerimento o raccolta differenziata?
È questo il nodo politico che la Regione dovrebbe affrontare.
Un grande inceneritore rappresenta un investimento destinato a funzionare per decenni. Per essere economicamente sostenibile necessita di quantità sufficienti di rifiuti da bruciare.
Una raccolta differenziata realmente efficace deve perseguire l’obiettivo esattamente opposto: ridurre progressivamente il rifiuto residuo e recuperare sempre più materia.
Non si possono percorrere contemporaneamente due strade opposte.
O si investe per recuperare sempre più materiali oppure si costruisce un sistema industriale che necessita di materiali da bruciare.
Il caso dell’inceneritore Amager Bakke di Copenaghen, spesso presentato come modello, dovrebbe far riflettere: la sovracapacità di incenerimento ha contribuito alla necessità di importare rifiuti, mentre la Danimarca ha successivamente programmato una riduzione della propria capacità complessiva di incenerimento.
L’alternativa esiste
Dire NO all’inceneritore non significa dire sì alle discariche.
Significa costruire un sistema differente: riduzione dei rifiuti alla fonte, riuso, raccolta differenziata spinta, tariffazione premiante, selezione avanzata e recupero della materia.
Tra le proposte elaborate sul territorio vi sono anche sistemi di raccolta e remunerazione dei materiali pensati per premiare direttamente i cittadini virtuosi, aumentare la qualità delle frazioni recuperate e diminuire l’indifferenziato.
Questa è economia circolare: mantenere il valore della materia nel ciclo produttivo il più a lungo possibile.
Bruciare è invece la fine di quel ciclo.
Una scelta che ipoteca trent’anni di futuro
La questione, dunque, va molto oltre la localizzazione dell’impianto.
Costruire oggi un grande inceneritore significa legare la Liguria a una determinata politica dei rifiuti per decenni.
E significa soprattutto chiedere a un territorio di sopportarne le conseguenze.
La Val Bormida ha già conosciuto sulla propria pelle il prezzo delle grandi scelte industriali del passato.
Oggi merita un’altra prospettiva: bonifiche, turismo, agricoltura, recupero delle aree dismesse, innovazione, economia circolare e nuove attività produttive sostenibili.
La Commissione regionale farà le proprie valutazioni.
Ma nessuna Commissione può decidere quale futuro debba avere un territorio ignorando chi quel territorio lo abita.
Ecco perché la mobilitazione continuerà.
Nelle istituzioni, nelle assemblee e nelle piazze. Anche durante Cairo Medievale, volantino dopo volantino, parlando direttamente con i cittadini.
Perché alla fine la scelta è molto semplice:
o recuperiamo i materiali oppure li distruggiamo.
O investiamo nell’economia circolare oppure costruiamo un impianto che avrà bisogno di rifiuti da bruciare per decenni.
La Val Bormida ha già pagato abbastanza.
Non può e non deve diventare ancora una volta il territorio sacrificabile della Liguria.
