Giuseppe Conte durante l’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. L’ex Presidente del Consiglio ha respinto le accuse sulla gestione della pandemia, consegnando ai magistrati un verbale relativo alla JC Electronics e rilanciando un duro attacco politico nei confronti del governo Meloni.

L’audizione di Giuseppe Conte davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid era attesa come uno dei momenti politicamente più significativi del confronto sulla gestione della pandemia.

Secondo la maggioranza, la seduta avrebbe dovuto approfondire le responsabilità politiche dei governi guidati dall’ex Presidente del Consiglio durante l’emergenza sanitaria. L’opposizione, invece, ha più volte sostenuto che l’impostazione della Commissione rischiasse di assumere un carattere prevalentemente politico.

Il documento consegnato ai magistrati

Nel corso della sua audizione, Conte ha dichiarato di aver consegnato ai magistrati un verbale ricevuto in forma anonima.

Secondo quanto affermato dall’ex premier, il documento conterrebbe elementi relativi alla presunta contraffazione di mascherine Covid da parte della JC Electronics, società riconducibile all’imprenditore Dario Bianchi, tra i principali critici della gestione dell’emergenza sanitaria da parte del governo Conte.

“La stessa società alla quale il governo Meloni ha dato 100 milioni di euro.”

Una dichiarazione destinata ad alimentare il confronto politico e sulla quale saranno eventualmente le autorità competenti a svolgere gli accertamenti previsti.

“Giuro di dire la verità sul mio onore”

L’inizio dell’audizione è stato caratterizzato dal giuramento pronunciato da Conte.

“Giuro di dire la verità sul mio onore. L’onore per me viene prima di tutto.”

Nel prosieguo dell’intervento l’ex Presidente del Consiglio ha voluto ricordare il lavoro svolto durante la pandemia da medici, infermieri, Protezione Civile, forze dell’ordine e funzionari pubblici, definendoli i veri protagonisti della gestione dell’emergenza.

Le critiche alla Commissione

Conte ha espresso un giudizio molto severo sull’impostazione della Commissione parlamentare.

Secondo quanto dichiarato durante l’audizione, essa sarebbe stata concepita come un “plotone d’esecuzione” nei suoi confronti e, contemporaneamente, come una “gabbia di protezione” per amministratori locali appartenenti ai partiti di maggioranza.

“Non mi sono mai sottratto. Così intendo la politica: trasparenza e massima rendicontazione del proprio operato.”

La difesa delle scelte del governo

L’ex Presidente del Consiglio ha rivendicato le principali decisioni adottate durante la pandemia.

Tra queste ha ricordato il blocco dei licenziamenti, sostenendo che quella misura contribuì a preservare oltre 330.000 posti di lavoro nel 2020.

Conte ha inoltre ribadito che tutte le decisioni furono assunte in un contesto di emergenza senza precedenti, caratterizzato dalla necessità di bilanciare la tutela della salute pubblica con gli altri diritti costituzionali, in una situazione affrontata anche dagli altri Paesi occidentali.

Un confronto politico destinato a proseguire

L’audizione conferma quanto il tema della gestione della pandemia continui a rappresentare uno dei principali terreni di scontro tra maggioranza e opposizione.

Da una parte chi ritiene necessario approfondire le responsabilità politiche dei governi che affrontarono l’emergenza sanitaria; dall’altra chi considera la Commissione uno strumento utilizzato per finalità di propaganda politica.

La documentazione richiamata da Conte dovrà ora essere eventualmente verificata dalle autorità competenti secondo le procedure previste, mentre il confronto politico è destinato a proseguire sia all’interno della Commissione sia nel dibattito parlamentare.