
La sanità savonese torna ancora una volta al centro del confronto politico e istituzionale. Il nuovo Piano organizzativo di Asl 2 sta infatti alimentando forti preoccupazioni per il futuro dell’assistenza sanitaria nella provincia di Savona.
Tra le decisioni più contestate figurano l’accorpamento della Centrale Operativa del 118 di Savona con quella di Genova entro la fine dell’anno e la soppressione della struttura complessa di Malattie Infettive dell’Ospedale San Paolo, destinata ad essere accorpata a Sanremo.
Scelte che, secondo le opposizioni, rischiano di impoverire ulteriormente un territorio che già oggi deve fare i conti con un pronto soccorso spesso in sofferenza, una crescente carenza di personale sanitario e una popolazione che nei mesi estivi praticamente raddoppia.
Il consigliere regionale del Partito Democratico Roberto Arboscello ha definito il nuovo piano «uno schiaffo a Savona», sottolineando come la pandemia abbia dimostrato l’importanza di disporre di un reparto autonomo di Malattie Infettive.
Ma il tema che continua a suscitare il maggiore dibattito riguarda il futuro della Centrale Operativa del 118.
Mentre Regione Liguria prosegue nel progetto di centralizzazione delle centrali operative presso il Policlinico San Martino di Genova, il Parlamento sta discutendo un disegno di legge che va nella direzione opposta, riconoscendo alle centrali operative territoriali un ruolo fondamentale nel governo clinico dell’emergenza.
Una differenza non soltanto organizzativa.
La gestione del soccorso sanitario richiede infatti la conoscenza diretta del territorio, della viabilità, delle strutture ospedaliere, dei punti di intervento e delle peculiarità locali.
Per questo motivo numerosi amministratori locali e forze politiche chiedono alla Regione di sospendere il progetto di accorpamento.
Tra questi anche la capogruppo di Uniti per Albisola e coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle, Stefania Scarone, che nelle scorse settimane ha presentato una mozione nel Consiglio comunale di Albisola Superiore per chiedere una presa di posizione ufficiale contro la chiusura della Centrale Operativa savonese.
La proposta è stata respinta dalla maggioranza.
«Non stavamo chiedendo uno scontro politico, ma un atto di responsabilità per difendere un presidio fondamentale per la sicurezza dei cittadini.»
Una posizione condivisa da numerosi amministratori del territorio, tanto che in altri Comuni del Savonese documenti analoghi sono stati approvati anche con il voto favorevole delle maggioranze.
La vicenda assume inoltre un valore storico spesso dimenticato.
Fu infatti proprio Savona, nel 1984, a sperimentare il primo sistema italiano di centralizzazione del soccorso sanitario.
Nella sede dell’allora USL 2 di Valloria nacque il centralino unico di emergenza con il numero 22222, ideato dalla dottoressa Paola Pistone insieme al Comitato di Gestione dell’USL e sviluppato in collaborazione con Vigili del Fuoco e Pubbliche Assistenze.
Quel modello rappresentò una vera innovazione nazionale e contribuì direttamente alla nascita del numero unico 118, istituito ufficialmente nel 1992.
Per questo motivo molti cittadini considerano l’eventuale chiusura della Centrale Operativa di Savona una doppia perdita: da un lato il rischio di allontanare il governo dell’emergenza dal territorio, dall’altro la cancellazione di un presidio che rappresenta un pezzo importante della storia della sanità italiana.
La discussione resta aperta e nei prossimi mesi accompagnerà inevitabilmente il confronto tra Regione, enti locali e cittadini sul modello di sanità che si intende costruire per il futuro della Liguria.
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