Roberto Traversi lascia il Movimento 5 Stelle e aderisce a Fratelli d’Italia. Una svolta politica che riapre il dibattito sulla coerenza, sul rapporto con gli elettori e sul valore dell’impegno di chi per anni ne ha sostenuto le campagne elettorali.

Da simbolo del Movimento 5 Stelle a sostenitore della premier. Una parabola politica che lascia più domande che risposte.

C’è chi cambia idea. E poi c’è chi cambia completamente universo politico.

Roberto Traversi è stato eletto nel 2018 con il Movimento 5 Stelle, è diventato sottosegretario nel secondo Governo Conte, ha ricoperto il ruolo di coordinatore regionale del M5S in Liguria ed è stato rieletto deputato nel 2022 grazie ai voti di migliaia di elettori pentastellati.

Oggi approda in Fratelli d’Italia.

Fin qui, nessuno scandalo. Ogni parlamentare è libero di fare le proprie scelte.

È quando si leggono le motivazioni che iniziano gli interrogativi.

Traversi attribuisce infatti a Giorgia Meloni il merito di aver garantito la stabilità del Paese, di aver tenuto insieme il quadro finanziario in una fase complessa, di aver rafforzato il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale e indica in Fratelli d’Italia quella coerenza dimostrata “nelle Aule e nelle piazze” che oggi dice di apprezzare. Non parla semplicemente di un nuovo partito, ma di una vera e propria “nuova comunità politica”.

Sembra quasi di leggere le dichiarazioni di un politico che negli ultimi dieci anni ha sempre militato nel centrodestra.

E invece no.

Parliamo dello stesso parlamentare che fino a ieri sedeva in un partito nato proprio per contrastare quella cultura politica e che per anni ha condiviso campagne elettorali costruite su posizioni diametralmente opposte.

Una conversione tanto improvvisa quanto sorprendente.

La domanda, però, non riguarda tanto Traversi.

Riguarda chi gli ha permesso di arrivare fin lì.

Come si sentiranno oggi quegli attivisti che, senza chiedere nulla in cambio, hanno trascorso serate ai banchetti, distribuito volantini sotto la pioggia, organizzato incontri, difeso le sue candidature e chiesto voti porta a porta?

Come avranno accolto le dichiarazioni di chi oggi elogia proprio quegli avversari politici contro cui aveva chiesto loro di combattere?

Forse ricorderanno anche le tante assemblee, gli interventi pubblici, quell’eloquio spesso incerto, le pause, le parole cercate con fatica, le frasi lasciate in sospeso. Difetti che molti interpretavano come il segno di una persona comune prestata alla politica e non di un professionista della comunicazione.

Oggi, invece, il messaggio appare improvvisamente chiarissimo.

La nuova casa politica è quella giusta.

Le vecchie convinzioni sembrano evaporate con una rapidità sorprendente.

Ma c’è un interrogativo che rimane.

Nella sua nuova “comunità politica” sono davvero convinti che inversioni a U così repentine possano essere considerate il naturale frutto di una maturazione politica? Oppure confidano semplicemente nel fatto che la memoria degli elettori sia molto più corta delle dichiarazioni rese negli ultimi anni?

La politica vive anche di cambiamenti.

Ma vive soprattutto di credibilità.

Gli incarichi passano. Le maggioranze cambiano. I governi si alternano.

La coerenza, invece, è ciò che distingue un percorso politico da una semplice ricerca della collocazione più conveniente del momento.

Perché cambiare idea è un diritto.

Ma quando il punto di arrivo coincide con il partito che fino a ieri rappresentava l’avversario politico, è inevitabile che qualcuno si chieda se sia cambiata la visione del Paese oppure soltanto il punto di osservazione.

Gli elettori, prima o poi, una risposta se la danno sempre.