Frana a Niscemi: un disastro annunciato tra fondi inutilizzati, opere mai realizzate e responsabilità politiche.

«Nessuno mi ha chiamato al telefono per dirmi che esisteva Niscemi». È in questa frase, riportata dagli inquirenti, che si concentra tutta la gravità di una vicenda che oggi assume i contorni di un disastro annunciato.

L’inchiesta della Procura di Gela, coordinata dal procuratore capo Salvatore Vella, ricostruisce sedici anni di inerzia, opere mai realizzate, fondi stanziati e mai utilizzati. Un disastro che, secondo i magistrati, si poteva evitare o quantomeno contenere.

L’inchiesta

Sono tredici le persone indagate per disastro colposo e danneggiamento a seguito della frana che ha colpito Niscemi lo scorso gennaio. Tra queste figura Nello Musumeci, oggi ministro della Protezione civile ed ex presidente della Regione Sicilia.

Insieme a lui risultano coinvolti anche gli altri governatori che si sono succeduti dal 2010 ad oggi: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta e Renato Schifani, attualmente in carica.

Nel registro degli indagati compaiono inoltre dirigenti e funzionari della Protezione civile regionale e la legale rappresentante dell’Ati che si era aggiudicata i lavori per la messa in sicurezza dell’area.

Opere mai realizzate

Secondo quanto emerge dalle indagini, il territorio era considerato ad alto rischio già da decenni. Dopo la prima grande frana del 12 ottobre 1997, furono realizzati solo interventi emergenziali, senza mai avviare un vero piano strutturale di messa in sicurezza.

Eppure le risorse c’erano: circa 23 miliardi di lire, poi diventati circa 12 milioni di euro, stanziati per opere di mitigazione del rischio idrogeologico. Fondi mai utilizzati.

Il contratto per i lavori, firmato nel 2009, venne risolto già nel 2010 per gravi ritardi, dando origine a un contenzioso durato fino al 2016. Nel frattempo, però, nulla è stato fatto.

«Nessuno si è occupato di predisporre le opere necessarie», ha spiegato il procuratore Vella.

Le domande senza risposta

  • Perché i 12 milioni di euro sono rimasti inutilizzati?
  • Perché nella zona rossa non sono stati effettuati sgomberi e demolizioni?
  • Perché non è mai stata attuata una vera prevenzione?

Domande che oggi pesano come macigni su una vicenda che ha lasciato oltre 1.500 persone senza casa.

Le reazioni politiche

Dure le reazioni delle opposizioni. Angelo Bonelli (Avs) chiede le dimissioni di Musumeci: «Non per l’indagine, ma per incapacità».

Dello stesso tenore le parole del vicepresidente della Camera Sergio Costa, che richiama il tema della responsabilità politica: «Serve una vera cultura della prevenzione, con piani seri e controlli efficaci. La sicurezza del territorio non può dipendere dall’approssimazione».

Il paradosso finale

L’unico intervento concretamente deciso negli ultimi anni riguardava quattro milioni di euro destinati agli sfollati della frana del 1997. Una misura tardiva e mai attuata: quei fondi non sono stati utilizzati prima che la collina franasse nuovamente.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un territorio fragile, abbandonato e una tragedia che poteva essere evitata.


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